Cambi di scenario

Il Rinoceronte e il Cigno, newsletter globale di politica, economia, strategia.

Conflitto in Ucraina, Covid, inflazione, decoupling, reshoring: sarà una nuova e diversa Guerra Fredda.


Panta Rei. Il Covid prima e la guerra poi possono aver dato l’impressione che tutto il resto non importi più, che il resto delle cose sia fermo in attesa che questi due grossi eventi cessino di produrre storia. Ovvio che gli occhi di tutti siano puntati in direzione ucraina, ma il mondo continua a muoversi, producendo piccoli scossoni. Due leader ritenuti molto vicini al presidente russo Vladimir Putin, l’ungherese Viktor Orban ed il serbo Aleksander Vucic, hanno ottenuto la riconferma alla guida dei rispettivi paesi e lo hanno fatto con margini più o meno ampi. La guerra in Ucraina è entrata nel dibattito di entrambe le campagne elettorali, così come nelle letture post risultato. Guai però a vedere nell’elezione di Orban e Vucic un indiretto sostegno alle posizioni russe: trattasi di due paesi nei quali il governo ha enorme potere sulla popolazione ed in cui il nazionalismo è ai massimi, soprattutto in opposizione a qualsiasi tipo di ingerenza esterna, UE compresa. Domenica 10 aprile ci saranno le elezioni presidenziali francesi e la domanda è se Le Pen riuscirà a sconfiggere il presidente uscente Macron. C’è una dinamica strana per quanto riguarda le elezioni francesi, accaduta anche lo scorso mandato: Macron viene dato ampiamente in testa fino a due settimane dal voto, poi improvvisamente, e misteriosamente, appaiono i fantasmi di una Marine Le Pen in forte recupero. Scopriremo, non al primo turno, ma sicuramente al secondo, che Macron resterà, con ampio margine, il presidente di Francia. Eppoi c’è il Covid che è atterrato nuovamente in Cina, spingendo le autorità di Pechino ad instaurare un lockdown a Shanghai: questo provvedimento, preso nei confronti della città cinese più legata al commercio estero, causerà nuove turbolenze al mercato globale.

La crescita demografica delle città cinesi

Dov’è la Cina? Sul fronte della guerra, mentre si discute della paternità di missili che causano vittime civili e distruzione, una delle domande più ricorrenti è: dov’è la Cina? Pechino si è posta sin dall’inizio ai margini del conflitto. Un paio di incontri con la leadership russa e le susseguenti dichiarazioni sull’amicizia senza limite tra i due paesi hanno fatto capire che c’è una predisposizione favorevole di Pechino nei confronti di Mosca. La realtà è che la Cina, che è l’obiettivo principale e finale della partecipazione USA al conflitto in essere, preferisce stare in disparte ad osservare, capire quale sarà la direzione delle cose, senza schierarsi in maniera aperta per nessuno dei due contendenti, ma cercando lo spazio per poter ottenere il massimo. I problemi riguardanti una ripresa dei contagi del Covid, poi, hanno riportato l’attenzione sulle questioni interne. USA e UE sono invece molto più interessate a partecipare in maniera attiva al conflitto, con l’intenzione di essere loro a delineare il futuro che verrà. E così nascono le collaborazioni sul gas, con gli USA che si apprestano a rifornire i paesi europei in difficoltà, Germania ed Italia in primis, i quali promettono di liberarsi definitivamente dall’eccessiva dipendenza dai russi sul fronte energetico. Così come nascono le collaborazioni militari, con l’alleanza denominata AUKUS, ovvero Australia, Gran Bretagna e Stati Uniti, intenzionata a sviluppare armi supersoniche, dopo essere stati colti di sorpresa dagli enormi sviluppi in questo campo, compiuti sia dai russi che dai cinesi. E infine, ecco la volontà espressa in maniera esplicita di due stati da sempre riluttanti, come Svezia e Finlandia, a voler entrare nella NATO e la rottura del fronte di Visegrad, con la Polonia in netta contrapposizione all’Ungheria di Orban, per la sua eccessiva propensione russa.

Cambio di scenario. Il conflitto in Ucraina cambierà molte delle dinamiche attuali, già ampiamente stravolte dallo tsunami del Covid, e che subiranno ulteriori stravolgimenti per le evidenti dinamiche inflazionistiche. Il cambio di scenario implicherà un’accelerazione di alcuni fenomeni già evidenti: decoupling, reshoring, new cold war, da parole e concetti emergenti, diverranno il mantra quotidiano dei prossimi anni. Anni che si annunciano piuttosto complicati.

Danilo Giordano

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