Un futuro tutto da scrivere

Il Rinoceronte e il Cigno, newsletter globale di politica, economia, strategia

Guerra, inflazione, Covid: è un futuro tutto da scrivere.


Rubli o non rubli. La richiesta di Mosca di ricevere pagamenti esclusivamente in rubli per le sue forniture di gas e petrolio ha avuto il pregio, se così si può dire, di distogliere l’attenzione dai crudi eventi del conflitto. Gli attacchi indiscriminati ad infrastrutture civili, la finta tregua dichiarata a Mariupol, le continue accuse ai russi di utilizzo di armi al fosforo bianco, sono tutti passati in secondo piano dinanzi alla questione del pagamento in rubli. Segno tangibile, ma di questo ne eravamo certi già da tempo, che dell’Ucraina in se non interessi molto ai governanti occidentali, ed in fondo il discorso dell’arrendersi al nemico russo, concedendogli qualcosa, non sia così indigesto ai leader occidentali. Mosca pretende il pagamento in rubli per cercare di incamerare moneta forte ed evitare che la valuta nazionale si svaluti così tanto da renderla inutilizzabile, generando nella popolazione quel malcontento di cui in occidente si parla da tempo, ma che, detta onestamente, si fa fatica a vedere. Il pagamento in rubli è direttamente legato al problema delle forniture energetiche provenienti dalla Russia, delle quali alcuni paesi europei, Germania ed Italia in primis, sono fortemente dipendenti. Gli USA di Joe Biden sono corsi immediatamente in soccorso dei poco accorti europei che, in questi anni, non si sono preoccupati di diminuire questa eccessiva dipendenza da Mosca, anzi l’hanno addirittura aumentata, basti pensare al gasdotto Nord Stream 2. La fornitura di Gas Naturale Liquefatto statunitense, è quanto promesso da Biden, incontra non pochi problemi logistici, primo fra tutti la scarsità in Europa di impianti di rigassificazione. Sarà una sfida logistica importante, soprattutto se si tiene conto del fatto che le catene logistiche sono stata sconquassate dai due anni di pandemia appena trascorsi. Ma sarà una sfida geostrategica ancora più importante. Il cambiamento totale della direzione delle forniture energetiche è destinato a provocare sconquassi anche del punto di vista geopolitico e delle alleanze. Mosca ha iniziato ad offrire il suo gas, a prezzi da sconto, e l’India, grande alleato strategico degli USA nel quadrante asiatico, ha accettato. Non è escluso che tanti altri paesi “amici dell’Occidente” si muovano allo stesso modo: due anni di pandemia hanno messo a dura prova tante economie ed uno sconto sul gas non può essere rifiutato. C’è da osservare con attenzione cosa farà il Medio Oriente: USA ed Europa godono in quest’area di sentimenti contrastanti, legati alla duplice questione Israele-Palestina e al nucleare iraniano, mentre la Russia ha seminato tanto in questi anni. Non sono escluse sorprese, così come non è esclusa un’improvvisa ed insolita apertura statunitense nei confronti dei propositi nucleari di Teheran.

L’ultimo numero della rivista Aspenia

Lo stillicidio inflattivo. Germania +7.3%, Italia + 6.7%, Francia +5.1%, Belgio +8.3%. Sono gli ultimi dati riguardanti l’inflazione di alcuni paesi europei e rappresentano un vero stillicidio di cifre. La guerra in Ucraina è la causa principale dell’aumento indiscriminato dei prezzi di molti beni, in primis carburanti e cibo, ma, come già detto in passato, la spirale inflattiva parte da lontano, e precisamente dai problemi generati dalla pandemia. Il problema, semmai, adesso è che con una pandemia agli sgoccioli, ci si aspettava una crescita economica a doppia cifra, per recuperare in fretta i danni del Covid. E invece, adesso, si inizia già a parlare di recessione e di paesi, soprattutto quelli UE, che dovranno fare nuovamente i conti e che vedranno vanificati i tanti sacrifici messi in piedi col Next Generation EU. Negli USA, inoltre, si è verificato un fenomeno che gli analisti ritengono preavvisi una recessione, l’inversione della curva dei rendimenti: i buoni del tesoro a due anni rendono più dei buoni del tesoro a 10 anni. Gli analisti da anni si interrogano sulla reale validità di questa inversione della curva, con pareri discordi sull’argomento, ma è certo che rappresenta un fenomeno inedito che prefigura scenari economici non positivi per il futuro. E a pagare sarà, al solito, la classe media che vedrà ridotto, di molto, il valore delle proprie buste paga.

L’andamento della disoccupazione in Europa

E poi c’è ancora il Covid, questo terribile convitato di pietra di cui facciamo fatica a liberarci definitivamente. Certo, la guerra ci ha “liberato” dall’eccesso di informazione legato a questa pandemia, ma il problema esiste ancora. Nell’ultimo periodo è la Cina che lo sta nuovamente affrontando, dopo il successo della sua campagna Covid-zero, con la città di Shanghai in lockdown e la popolazione sottoposta ad un lockdown temporaneo molto rigido. Inutile dire che essendo Shanghai il principale hub commerciale cinese, i riflessi di questa situazione non tarderanno a manifestarsi anche in Europa, aggiungendo altre criticità ad un futuro ancora tutto da scrivere.

Danilo Giordano

Categorie:Political Risk

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