Combattere Russia e inflazione

Il Rinoceronte e il Cigno, newsletter globale di politica, economia, strategia

Tra guerra e rischio default per la Russia, bisogna fare i conti anche con l’inflazione.


Si tratta oramai di capire quando finirà questa guerra. La vittoria russa non è in discussione, troppo lo squilibrio di forze tra i due contendenti. A sentire molti analisti sia italiani che internazionali, l’avventura russa in Ucraina non sta andando come dovrebbe, e qui, ancora una volta, si compie l’errore di applicare un bias cognitivo errato, credendo che i ragionamenti che informano l’agire di Vladimir Putin siano gli stessi di qualsiasi altro leader di un qualsiasi altro paese occidentale. Non significa, ovviamente, sostenere che Mosca stia vincendo la guerra e che otterrà ciò che vuole da Kiev, ma semplicemente affermare che Putin potrebbe essere disposto a tutto pur di vincere, e non fermarsi neanche dinanzi ad un numero di perdite umane, sia civili che militari, elevato. Dal punto di vista strategico, l’esercito russo sta continuando nella sua opera di accerchiamento dell’Ucraina: ha conquistato molti territori a nord, est e sud del paese e le sui mire, nei prossimi giorni, potrebbero puntare alla fondamentale città portuale di Odessa, puntando a togliere qualsiasi sbocco sul mar Nero a Kiev. LA possibilità di un accordo tra Russia e Ucraina è stata fatta ventilare diverse volte in questi giorni confusi, con il Financial Times che ha parlato di una bozza d’accordo su 15 punti, di cui non è però trapelato il contenuto, soprattutto per quanto riguarda gli snodi principali del conflitto (Crimea e Donbass). Ma, forse, più di tutto è importante quanto trapelato circa una richiesta di aiuto, economico e militare, indirizzata dalla Russia alla Cina. Poco prima dell’inizio delle Olimpiadi invernali di Pechino, ed ovviamente del conflitto, Vladimir Putin e Xi Jinping si erano incontrati, dichiarando quella tra i due paese un’alleanza senza limiti. Non è chiaro, però, se Xi Jinping fosse a conoscenza o meno dell’intervento russo in Ucraina e se, nel caso, lo abbia avallato. In molti guardano alla Cina come all’attore che potrebbe uscire vincitore da questa vicenda, assistendo a due potenze, in difficoltà per diversi motivi, che si dissanguano in un conflitto dalle ragioni oscure. Ma Pechino, che probabilmente vorrebbe stare semplicemente a guardare, è stata tirata in ballo da entrambi i contendenti, spinta a schierarsi, Per il momento, ha mantenuto una posizione di equidistanza, consapevole che una scelta sbagliata potrebbe condizionare il suo futuro di grande potenza mondiale.

Gli investimento nella transizione energetica

L’atteggiamento guardingo della Cina in politica estera, trova il suo contrappasso in politica interna, dove l’aumento dei casi di Covid e le prime morti, da due anni, dovute all’infezione hanno spinto il governo di Pechino ad instaurare lockdown nel nord del paese, ma soprattutto a Shanghai e Shenzhen, due città molto importanti per l’economia del paese, dato che da lì proviene oltre il 16% dell’export nazionale. I lockdown cinesi, oltre a porre un freno alla volontà di ripresa economica del paese, pongono una pressante e nuova minaccia alla supply chain globale. Una supply chain dove ai prezzi alti di molte materie prime generati dalla guerra, si aggiungono le difficoltà ancora da scontare, derivanti dai due anni di pandemia. Una su tutte l’inflazione in forte crescita che, come già detto più volte, mette a rischio i propositi di ripresa economica globale, ma soprattutto rischia di vanificare gli enormi sforzi economici intrapresi dai singoli governi nazionali, ma anche dalla UE, ponendo un grosso punto di domanda sulla gestione futura del debito creato. Ed è proprio per affrontare questo tipo di problematica che la Federal Reserve statunitense ha deciso di intervenire, decidendo il primo aumento dei tassi di interesse nazionali dal 2018, e programmando almeno altri sei incrementi nel corso del 2022. La Fed ha deciso di agire in un momento molto critico per i consumatori e la popolazione in generale, vedremo come deciderà di contrattaccare la Banca Centrale Europea e le altre banche che costituiscono il gotha dell’economia mondiale. E all’orizzonte si staglia l’eventualità di un default della Russia, generato dalle sanzioni economiche internazionali e dal prolungato conflitto.

Danilo Giordano

Categorie:Political Risk

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