Ritorno al passato.

Il Rinoceronte e il Cigno, newsletter globale di politica, economia, strategia

Tra pericolo nucleare e logiche di tipo imperiale, sembra di essere tornati indietro nel tempo.


Le immagini delle forze di occupazione russe che colpiscono la centrale nucleare di Zaporizhzhia, la grande d’Europa, hanno riportato alla luce vecchie paure ed antichi confronti sullo sfruttamento o meno di questa fonte di energia. Non è ben chiaro se i bombardamenti russi in quella zona ad alto rischio siano stati voluti, per dimostrare la propria determinazione al mondo esterno, oppure siano stati il frutto di un errore di valutazione. C’è comunque la sensazione che lo scontro tra Ucraina e Russia stia riportando in auge un passato lontano, quando il discorso pubblico era dominato esclusivamente da logiche di tipo imperiale. Lo aveva già confermato il presidente russo Vladimir Putin nel discorso in cui preannunciava l’intervento armato in Ucraina, quando aveva parlato di Russia e Ucraina come di una sola entità, da riunire al più presto secondo i suoi obiettivi. Minaccia nucleare, logica imperiale: sembra di essere tornati indietro nel tempo.

La dislocazione delle centrali nucleari in Ucraina

Avanti e indietro. Il conflitto ucraino-russo non sta costituendo solo un andare all’indietro, ma sta procurando anche alcuni smottamenti in avanti. Innanzitutto la NATO. Una delle ragioni dell’attacco russo, nelle parole di Putin e del suo potente ministro degli Esteri Sergei Lavrov, è quella di evitare l’ingresso nella NATO dell’Ucraina, il che aprirebbe alla possibilità di avere missili americani a pochi chilometri da Mosca. La regola del contrappasso, che non vale solo nei gironi danteschi, ma anche e spesso in politica internazionale, sta spingendo paesi una volta riluttanti nelle braccia del patto del Nord Atlantico. Ultimo in ordine di apparizione la Finlandia, che ha effettuato un sondaggio tra i suoi cittadini che, per la prima volta nella storia, si sono espressi in favore dell’ingresso nella NATO. Vedremo come finirà, ma nel frattempo Helsinki ha deciso di inviare un carico di armamenti in Ucraina. Ma il movimento in avanti più rilevante è stato quello della Germania di Olaf Scholz: oltre ad aggiungersi alla lista dei paesi che hanno inviato armi e munizioni in Ucraina, Berlino ha deciso di aumentare la propria spesa per la Difesa, portandola al 2% del PIL, come da anni chiedevano gli Stati Uniti agli alleati europei. Un’inversione ad U della politica tedesca generata dal conflitto ucraino-russo, che si aggiunge ad un altro cambiamento geo-strategico occorso al Giappone in questi anni, e che riabilita, dal punto di vista militare, i due paesi usciti sconfitti dal secondo conflitto mondiale e costretti dalle potenze vincitrici ad assopire qualsiasi velleità militare. Un cambiamento notevole, che avrà conseguenze importanti anche nel futuro.

L’andamento del rublo russo

Quella russo-ucraina è una guerra combattuta non solo sul terreno militare, ma anche in quello economico, anzi è in questo campo che si stanno concentrando gli sforzi principali delle potenze occidentali che vogliono evitare a tutti i costi lo schieramento di boots on the ground. Non è dato sapere quanto resisterà la Russia, ma le sanzioni economiche imposte dai paesi occidentali (e non solo) e i boicottaggi di numerose aziende ed istituzioni internazionali, stanno provocando danni molto seri all’economia russa. La borsa di Mosca è ancora chiusa, dopo i primi giorni di contrattazioni in forte calo, e resterà chiusa per molti giorni. Gli scambi riguardanti il rublo, invece, hanno fatto crollare il valore della valuta nazionale russa che è arrivata ad un minimo di 118 nei confronti del dollaro. Per contrastare il crollo della propria valuta ed evitare un aumento eccessivo dell’inflazione, la Banca centrale russa ha “dovuto” aumentare il proprio tasso di riferimento, portandolo al 20%, dal precedente 9,5%. Secondo diversi analisti, la Russia, in questi anni, ha incrementato il valore delle sue riserve monetarie, e potrebbe avere una capacità di resistenza alle sanzioni, maggiore di quanto si creda. Intanto, per le strade delle principali città russe, si iniziano ad intravedere le prime file ai bancomat e agli sportelli bancari, dove la moneta comincia a scarseggiare.

Le conseguenze della guerra in Ucraina non rimangono confinate esclusivamente al territorio conteso, ma si allargano a macchia d’olio, aggiungendo ulteriori criticità a quelle generate dalla pandemia e non ancora risolte. Il conflitto ha reso difficile per alcune case automobilistiche tedesche produrre i propri modelli, in quanto basate su componenti prodotti in Ucraina. E’ diventato difficile percorrere le linee di rifornimento terrestri, nelle quali l’Ucraina rappresenta uno snodo strategico fondamentale, che in questi due anni avevano riconquistato importanza, conseguentemente alle disruptions nei porti e aeroporti. Per non parlare delle esportazioni di materie prime ucraine e russe, il cui libero afflusso è bloccato dal conflitto in corso, mentre il prezzo è in forte ascesa, eventi che rallentano la parabola economica ascendente del post-pandemia. Fattori, questi legati alle commodities, che stanno mettendo il freno alle politiche ambientaliste e di cambiamento del modello energetico che hanno fatto breccia durante questi ultimi anni di pandemia. Diversi governi stanno pensano di incrementare l’utilizzo di centrali elettriche a carbone, altri, come l’Italia, di riaprire impianti chiusi ormai da tempo. Un bel tuffo nel passato!

Danilo Giordano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...