Guerra locale=danni globali

Il Rinoceronte e il Cigno, newsletter globale di politica, economia, strategia

L’interdipendenza globale rischia di generare un conflitto più grande, non più limitato a Russia ed Ucraina.


E alla fine l’attacco è avvenuto. Nonostante diversi, seppur timidi, tentativi di mediazione e risoluzione, nella notte tra il 23 ed il 24 febbraio le truppe russe sono entrate in territorio ucraino. Sono entrate a partire dalle due repubbliche indipendentiste di Donetsk e Luhansk, “governate” da filorussi, per poi espandersi nel resto del territorio ucraino. Sono entrate, soprattutto, sfruttando le truppe presenti in Crimea, ma anche quelle presenti, già da tempo, in Bielorussia, ove si diceva stessero conducendo delle esercitazioni. Gli allarmi lanciati dall’intelligence USA nei giorni e nelle settimane precedenti, sebbene troppo frettolosi nell’indicare con precisione una data per l’invasione, si sono rivelati fondati. Così come le minacce, più volte espresse da Putin, di voler dare una prova della forza russa, nel caso le sue richieste sullo status dell’Ucraina non fossero accolte, si sono rivelate altrettanto fondate. Nel suo discorso alla nazione, antecedente allo scoppio del conflitto, Vladimir Putin non ha solo spiegato le sue ragioni, ma ha messo in piedi anche una ricostruzione storica di dubbio valore, rappresentando l’Ucraina come un’invenzione artificiosa del leader bolscevico Lenin, senza nessun aggancio con la realtà. Nei suoi pensieri l’Ucraina è territorio russo, ed il riferimento non è stato tanto alla vecchia Unione Sovietica, smembrata dopo la caduta del Muro di Berlino, ma piuttosto alla Russia imperialista degli zar. Non è facile prevedere come andranno le cose, perché le informazioni che arrivano sono molto confuse, ed ovviamente intrise di propaganda, quella russa molto la più aggressiva. Di certo, nelle ultime ore, lo zar Putin è apparso molto nervoso e la resistenza ucraina più agguerrita di quanto ci si aspettasse. Una durata “eccessiva” del conflitto ucraino sarebbe difficile da sostenere per Putin, il cui consenso interno inizia a mostrare qualche scricchiolio. Il resto del mondo sta lì a guardare, tra generici appelli alla pace e consessi nel quale bisogna decidere quali contromisure prendere, per inciso contromisure che siano sì pesanti da sostenere per la Russia, ma non così pesanti per chi le infligge. Il fronte delle sanzioni è molto ampio ed eterogeneo, ed espellere la Russia dal sistema di pagamenti Swift è considerata l’arma nucleare economica, da usare quale extrema ratio. Per il momento, il sostegno indiretto ai combattenti ucraini, attraverso la fornitura di sistemi d’arma e munizioni a favore di Kiev aumenta di giorno in giorno. Chissà se ciò basterà ad Europa e Stati Uniti a rimanere fuori da una guerra, alla quale vorrebbero partecipare solo da spettatori.

Russia ed Ucraina a confronto

In un’epoca di interdipendenza globale, le conseguenze del conflitto ucraino non possono essere limitate esclusivamente alle parti in causa. Nonostante l’economia russa, nel suo insieme, valga poco, ci troviamo in una delle zone strategicamente più importanti per i rifornimenti energetici, e allo stesso tempo le misure economiche che si vorrebbe intraprendere contro la Russia avranno impatto, inevitabilmente, anche su altri attori. Innanzitutto il gas: la Russia è uno dei grandi player del settore energetico, alcuni la definiscono una enorme gas station, l’Europa dipende dai suoi rifornimenti per oltre il 40%. La questione gas è stata, finora, la principale causa dei tentennamenti iniziali degli europei, in particolare Italia e Germania, on quest’ultima che ha sul suo territorio il tratto conclusivo del gasdotto Nord Stream 2. La proposta di alcune cancellerie di utilizzare l’arma atomica delle sanzioni economiche nei confronti della Russia, ovvero la sua fuoriuscita dal sistema di pagamenti internazionale SWIFT, è stata ed è, tuttora, osteggiata proprio perché legata ai pagamenti del gas. L’impossibilità di effettuare pagamenti alla Russia avrebbe causato il blocco delle forniture, con un aumento esponenziale del prezzo del gas, cosa da evitare sia per la presenza di temperature rigide, sia per la crisi economica generata dalla pandemia. In questi giorni si è parlato della possibilità di alcuni paesi, tra i quali Italia e Germania, di riattivare le vecchie centrali a carbone, spente da diversi anni oramai. Una delle conseguenze inattese del conflitto, allora, potrebbe essere la posticipazione delle politiche di transizione energetica, green e sostenibile, che erano il cuore dei programmi di sviluppo europei.

Mosca è anche uno dei principali produttori di palladio e nickel, nonché di molti altri elementi necessari per le industrie automobilistiche e tecnologiche europee. E poi c’è il granaio del mondo, l’Ucraina, che rappresenta uno dei principali produttori ed esportatori mondiali di grano, tanto che in alcuni casi, per far fronte alla domanda, ha noleggiato e/o venduto pezzi interi del suo territorio a paesi affamati di risorse, come la Cina e alcuni mediorientali. Non è una novità che un conflitto sostanzialmente confinato a due stati possa diventare così importante per l’economia e la politica globali. La pandemia da virus Covid-19, partita da una località del centro della Cina e diffusasi globalmente, ha rimesso al centro gli effetti perversi di una globalizzazione spinta agli estremi. Le cause del conflitto potrebbero, pertanto, esplodere e diffondersi a macchia d’olio, spingendo altri paesi ad intervenire direttamente nel conflitto oppure a scatenare altri piccoli conflitti, in altre aree del globo. Ci troviamo in una situazione di estrema complessità, in cui dei semplici malintesi possono generare danni di grande portata.

Danilo Giordano

Categorie:Political Risk

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