I dilemmi del pantano ucraino

La questione ucraina riporta la guerra al centro dell'Europa
Scacchiera mondo, il grande gioco dove tutti vogliono fare scacco matto

La questione Ucraina riporta la guerra al centro dell’Europa


Non sarà facile uscire dal pantano ucraino. Non sarà facile innanzitutto perché sono passati due anni dall’inizio di questa pandemia ed ancora una via d’uscita non si vede. Gli animi dei dei governanti sono su di giri perché pian piano tutti si avvicinano ad una tornata elettorale, convinti che pagheranno, in termini di consenso, questi due anni, anche se non ne hanno responsabilità dirette. Non è un caso che il più spavaldo sia il presidente russo Vladimir Putin, poco avvezzo al confronto elettorale e da poco beneficiario di una modifica legislativa che gli consentirà di governare ancora per molto tempo. Non è un caso che i più titubanti siano, invece, i governanti europei, alle prese con una gestione pandemica non sempre convincente, ma soprattutto con un’economia da riportare, il più in fretta possibile, ai livelli del 2019 e con un sostegno popolare ai minimi. Un consenso popolare che potrebbe calare ulteriormente se un conflitto, o il prolungarsi della fase di stallo, dovessero procurare eccessivi rialzi alle bollette energetiche. E allora sono tutti alla ricerca di una vittoria personale, di qualunque tipo essa sia, che rende ancora più difficile il raggiungimento di un accordo.

Ma qui siamo alla parte politica, poi c’è quella strategica. La Russia non vuole nemici ai suoi confini, figuriamoci ritrovarsi l’Ucraina membro della NATO, benché il processo di adesione sia tutt’altro che semplice e potrebbe rivelarsi oltremodo lungo e complicato. Gli USA non vedono l’ora di piantare un’altra bandierina nei territori dell’ex Unione Sovietica, tramite l’Organizzazione del Nord Atlantico, benché il suo nemico principale sia adesso la Cina. Lo scopo è probabilmente quello di indebolire il nemico storico russo per evitare che si saldi con il nuovo nemico cinese. Un’opera strategica molto difficile, che necessita di azioni chirurgiche, dove una mossa sbagliata può pregiudicare e rendere vano un disegno più ampio. La decisione russa di invadere i territori delle due repubbliche irredentiste di Donetsk e Lugansk ha accelerato la storia e riportato in cantina tentativi diplomatici e tentennamenti strategici. Non è facile prevedere i prossimi passi. Di certo quasi nessuno del campo occidentale è disposto a morire per Kiev. Bisognerà trovare una soluzione di compromesso che, per la Russia, potrebbe significare la costruzione di una zona cuscinetto con l’Ucraina e di un corridoio che colleghi i nuovi territorio alla Crimea occupata.

Danilo Giordano

Categorie:Political Risk

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