Tra guerra, inflazione e virus

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Rischio di guerra o rischio inflazione: quale dei due è peggio?


Tutte le attenzioni del mondo sono concentrate sull’Ucraina. Il continuo via vai di governanti da Mosca, le dichiarazioni del presidente ucraino Zelensky, le minacce del presidente USA Joe Biden, la ricerca di una soluzione pacifica e diplomatica da parte dell’Europa temi all’ordine del giorno. Temi che hanno relegato in un angolo i giochi olimpici invernali di Pechino e messo in soffitta i propositi di tregua olimpica. Per un attimo era sembrato che la situazione stesse volgendo verso un graduale allentamento della tensione, con l’annuncio di Putin che le truppe russe avevano concluso le “esercitazioni” previste e stavano facendo rientro nella sedi stanziali. Annuncio che era stato ben accolto da tutti, benché ci fosse una residuale punta di sospetto su manovre giudicate troppo improvvisate per appartenere alla proverbiale organizzazione russa. Difatti il tutto veniva sconfessato nel giro di poche ore, con nuovi movimenti di truppe, autobombe e scambi di artiglieria nelle regioni secessioniste di Donetsk e Lugansk. La questione, benché complessa nel suo svolgimento, è abbastanza semplice nelle premesse. Fino ad ora, dei contendenti in “gara” nessuno ha ottenuto quello che chiedeva. L’Ucraina vuole il rispetto della propria sovranità e la restituzione delle regioni occupate dai separatisti filo russi, la Russia vuole che la NATO si impegni formalmente a non estendere ulteriormente i suoi strali ad est (Ucraina e Georgia), gli USA pretendono un impegno formale di Mosca a non invadere il territorio ucraino, l’Europa cerca, come al solito, una posizione di compromesso per evitare un’eccessiva impennata della propria bolletta energetica. La Cina, impegnata nella celebrazione delle ultime gare dei giochi olimpici invernali di Pechino, osserva interessata.

Cosa pensa la popolazione ucraina di un’eventuale ingresso del paese nella NATO

Le continue oscillazioni sul fronte ucraino ne hanno prodotte altrettanto sul fronte dei mercati. I principali indici borsistici mondiali hanno accolto con favore le notizie di una possibile tregua, salvo poi doversi ricredere dopo qualche ora e ritornare in perdita. Ovviamente la tensione in uno snodo importante per i rifornimenti energetici globali, ha causato un rialzo importante di petrolio e gas, così come dell’oro, il principale bene rifugio su cui gli investitori si fiondano quando le cose vanno male. Mercati e investitori stanno cercando di anticipare anche le prossime decisioni delle banche centrali che si trovano ad affrontare un pericolo inflazionistico che rischia di annichilire i propositi di crescita economica post-pandemica. Così come nell’ambito sociale e sanitario, anche nell’ambito economico, ben presto sui libri di storia si parlerà di un’epoca prima del virus e di una dopo il virus. Un’epoca post-pandemica che. come spiegato anche da Ruchir Sharma, potrebbe essere caratterizzata da quattro fenomeni, tra loro correlati, e di probabile lunga durata: declino demografico, calo generale della produttività, debito, deglobalizzazione. Senza contare che bisogna far fronte ad un’inflazione, che potrebbe scemare nel corso del tempo, ma che al momento sta colpendo soprattutto i redditi più bassi ed alcune categorie di lavoratori, generando ampio malcontento. Un primo segnale di questo malcontento lo abbiamo visto con la protesta dei camionisti in Canada. Ma potrebbe non essere l’ultimo.

Non bisogna dimenticare che non siamo ancora usciti dall’emergenza pandemica: in questi giorni l’isola di Hong Kong, che è, allo stesso tempo, un hub tecnologico e finanziario di portata globale, sta decidendo se sottoporsi ad uno screening di massa, aiutata dal governo centrale cinese, dopo il verificarsi di diversi casi di Covid. La politica cinese del Covid zero ha consentito alla Cina, grazie soprattutto al controllo generale che esercita sulla popolazione, di tenere a bada il virus, ma è anche vero che ogni mossa restrittiva di Pechino provoca scompensi a livello globale, soprattutto per le disruption che causa lungo le supply chain globali. La riemersione del virus sta colpendo, però, anche altri paesi del quadrante asiatico: Malesia e Corea del Sud hanno fatto registrare casi record di infezioni e morti da coronavirus, e si ricomincia a parlare di nuove restrizioni. Il tutto mentre dall’altra parte del mondo si iniziano ad allentare le restrizioni imposte nel corso dell’inverno e si comincia a parlare di una pandemia ormai in via di conclusione, con la sua trasformazione in endemia. Ma bisogna fare attenzione, il virus non sparirà da un giorno all’altro, bisognerà tenere alta la guardia. Un suo eventuale ritorno in forma critica potrebbe essere fatale per alcune economie, ma anche per alcuni sistemi politici.

Danilo Giordano

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