Tra metaverso e mondo reale

Il Rinoceronte e il Cigno, newsletter globale di politica, economia, strategia

Tre scenari si saldano: lo sviluppo di nuovi mondi, la pianificazione del futuro economico, la realtà conflittuale presente


Non ci voleva una giornata così disastrosa per Meta, la società creata da Mark Zuckerberg, che ingloba gran parte del mondo social, ovvero Facebook, Instagram, WhatsApp, e che dovrebbe sviluppare il fantastico mondo del Metaverso. Le azioni di Meta alla Borsa di New York sono crollate di oltre il 26% nella giornata di giovedì, perdendo circa 230 miliardi di dollari di capitalizzazione. Il motivo? Zuckerberg ha confessato che le sue applicazione faticano a tenere il passo della concorrente TikTok, costringendo Facebook a registrare la prima diminuzione di utenti della sua storia. Inoltre, le restrizioni imposte da Apple sui suoi dispositivi a tutela della privacy, hanno reso molto più difficile “tracciare” le abitudini degli utenti, in modo da offrire pubblicità personalizzate: ciò ha causato una diminuzione delle entrate per pubblicità di circa 10 miliardi di dollari. Il problema non è però circoscrivibile solo a Meta: tutte le società del settore tecnologico sono in difficoltà e se consideriamo che le prime cinque società tech rappresentano il 20% dell’indice S&P 500 il problema è molto più grande. Il crollo del settore tech, oltre ad alcune questione relative a privacy e adeguatezza dei contenuti, di cui anche Spotify ha dovuto affrontare le conseguenze, è attribuibile anche al cambiamento della politica monetaria statunitense, al rialzo dei tassi di interesse e all’inizio del tapering. Ma forse, più semplicemente, il business di Facebook è arrivato al suo picco prima di quanto ci si aspettasse, prima che lo sviluppo del metaverso possa prendere piede e creare così una nuova storia di successo.

The global interest bill is about to jump titola l’Economist in uno dei suoi più recenti articoli sull’analisi delle politiche monetarie a livello globale. Si sta per concludere, insomma, l’epoca del denaro facile, e le banche centrali stanno tutte pianificando il rialzo dei tassi di interesse. Australia, Canada e Brasile hanno già aumentato diverse volte i loro tassi di interesse, ma la battaglia sulle idee si sta combattendo tra Banca Centrale Europa, Federal Reserve statunitense e Bank of England. La BOE ha alzato i suoi tassi di interesse dello 0,25%, portandolo a 0,5%, per contrastare il più veloce incremento di inflazione degli ultimi trent’anni, attesa ad un +7% annuo: a conferma della gravità della situazione, all’interno del Comitato per la politica monetaria ben quattro membri su nove spingevano per un aumento dei tassi maggiore, fino allo 0,75%. La Banca Centrale Europea, nel suo recente meeting, ha rivelato che continuerà nel suo programma di acquisto dei titoli di stato e che non prevede aumento dei tassi di interesse a marzo, come alcuni analisti avevano predetto. Ma si tratta di un passo solo rimandato, probabilmente a luglio, dato che l’Eurozona sta scontando un’inflazione oltre il 5%, praticamente il doppio di quella prevista dal mandato dell’istituto di Francoforte.

L’accerchiamento delle truppe russe

Ciò che non si può più rimandare è un accordo sulla situazione in Ucraina, pena il rischio di affrontare un nuovo conflitto nel cuore dell’Europa. Da una parte c’è la Russia che continua ad ammassare truppe al confine con l’Ucraina, dall’altra ci sono gli USA che hanno cominciato a mandare piccoli contingenti a rinforzo delle posizioni che la NATO già occupa in alcuni stati baltici e dell’Europa orientale. Se da un parte c’è un fronte compatto costituito da Russia e Bielorussia, dall’altra parte il fronte NATO è tutt’altro che unito e rispecchia una varietà di posizioni. Mentre la Germania ha rifiutato di mandare armi in Ucraina, diverse nazioni NATO sono intervenute per ridurre il gap difensivo di Kiev. Sul fronte occidentale preoccupano le posizioni della Germania, molto più interessata a garantirsi il gas russo che al destino dell’Ucraina, della Turchia, schieratasi a fianco di Kiev ma alleata della Russia sul fronte siriano, e dell’Ungheria, che ha sì votato diverse risoluzioni a favore di sanzioni contro Mosca, ma è stato altrettanto assertiva nel rivendicare l’oppressione della minoranza ungherese in territorio ucraino. In questo contesto già complicato si inseriscono le Olimpiadi invernali di Pechino. Il presidente russo Vladimir Putin è stato il leader straniero più importante presente alla cerimonia di inaugurazione dei Giochi Olimpici di Pechino, dato che la maggior parte dei leader occidentali ha disertato la cerimonia, in segno di protesta per il mancato rispetto dei diritti umani da parte della governance cinese in alcune aree del paese. Pechino e Mosca non hanno mai costituito una formale alleanza ed in realtà i punti di attrito sono molto più numerosi di quelli di condivisione, ma la ricerca di una posizione comune in questo inizio 2022 potrebbe rendere il fronte occidentale più debole. La capacità russa di utilizzare le proprie risorse energetiche come arma di convincimento nei confronti di molti paesi dell’Europa centro-orientale, unita alle convincenti risorse economiche cinesi, possono spaccare il fronte occidentale e dare il via ad una rinnovata epoca di conflittualità strisciante.

Danilo Giordano

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