Benvenuti in un mondo multipolare


Forti sono le preoccupazioni per i dati epidemiologici, quelli economici, le curve di rendimento dei tassi statunitensi, le prospettive demografiche negative, ma ciò che preoccupa maggiormente adesso sono i “boots on the ground”.


Può accadere che concentrandosi costantemente sul problema coronavirus non ci si accorga dei singoli avvenimenti importanti che stanno avvenendo nel mondo. La prossima sarà una settimana importante per l’Italia, quella in cui si deciderà le sorti del prossimo settennato di presidenza della Repubblica. La Presidenza della Repubblica è considerata in Italia un incarico “minore” rispetto alla Presidenza del Consiglio, in quanto il Presidente è dotato di un potere di incisione sulla vita politica scarso se paragonato a quello del Primo Ministro. La verità è che in un paese fortemente polarizzato come l’Italia, la scelta del Presidente della Repubblica, una figura che dovrebbe essere super partes, diventa argomento di scontro e acrimonia tra i diversi schieramenti politici. Lo diventa ancora di più in questo momento particolare in cui come Primo Ministro e come principale candidato alla Presidenza della Repubblica c’è la stessa persona, ovvero Mario Draghi. La candidatura di Mario Draghi alla presidenza della Repubblica è sostenuta da alcuni e osteggiata da altri, richiesta dal panorama politico internazionale, guardata con sospetto e diffidenza da quello nazionale. La scelta non è priva di difficoltà. Sul piatto, oltre alla gestione della pandemia, il problema di chi sarebbe il suo successore a Palazzo Chigi, e soprattutto chi riuscirebbe ad evitare un ricorso prematuro alle elezioni, spauracchio di tutti i partiti. Sul piatto, però, ci sono anche la gestione dei miliardi di euro dei fondi UE post-pandemia, e c’è anche la capacità di governare una transizione energetica e digitale che si annuncia epocale.

La diffusione globale del nucelare

E mentre in Italia si cerca di dimenticare le difficoltà della pandemia, attraverso il ricorso ai rituali tanto importanti quanto stantii per l’elezione del Presidente della Repubblica, nel resto del mondo non c’è tempo per fermarsi. Preoccupano i dati economici in particolare. Si era convinti che limitando le chiusure ed il ricorso alle restrizioni, la ripresa economica si sarebbe palesata in automatico. E riprese economica sarà, ma con ritmi e ampiezze che ci si aspettava migliore, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale hanno abbassato le loro stime per la crescita globale: pandemia, tensioni geopolitiche, inflazione, la crescita dei tassi statunitensi, la crescita economica cinese a rilento sono i fattori che gettano un’aura di incertezza sul futuro. Incertezza che è sospinta in particolar modo da un’inflazione che si pensava transitoria ed invece ha tutti i crismi della persistenza, nonché dai primi dati insoddisfacenti riguardanti la demografia di alcuni grandi paesi e dal crollo del settore automotive europeo. Il tutto contornato da un guerra strisciante tra governi e Big Tech: i primi si sono accorti che i secondi hanno acquisito troppo potere e sono alla ricerca di modi, più o meno coerenti, per limitarli e riportarli in una modalità più gestibile.

La crescita impetuosa di Big Tech

Nonostante, però, le preoccupazioni per i dati economici, le curve di rendimento dei tassi statunitensi, le prospettive demografiche negative, ciò che preoccupa maggiormente il cittadino comune sono sempre i “boots on the ground”. La possibilità che si scateni una guerra in piena Europa è, ogni giorno, sempre più concreta. Gli innumerevoli incontri, sia online che in presenza, avuti dai leader di Stati Uniti e Russia non hanno avuto l’effetto sperato di ridurre le tensioni e le diffidenze reciproche. Il terreno di scontro è sempre la contrapposizione tra l’allargamento ad est della NATO e l’atteggiamento militarista russo che fa presagire una volontà di reconquista dei territori sottratti all’Unione Sovietica. Il più probabile campo di battaglia, in questo momento, è rappresentato proprio da una vecchi provincia dell’Unione Sovietica, l’Ucraina, al quale la Russia di Vladimir Putin, con una serie di mosse astuta, ha già sottratto la Crimea ed alcuni territori dell’est. In questi ultimi mesi i russi hanno ammassato grandi numerici di soldati nella aree al confine con l’Ucraina, oltre che ad aver condotto una lunga serie di esercitazioni dal significato molto diretto. Preoccupa l’attuale irragionevolezza della Russia, che sembra desiderosa di gettarsi in questo conflitto, approfittando della debolezza interna statunitense che potrebbe avere palesarsi anche all’esterno. Destano molta preoccupazione anche l’ambivalente posizione della Cina che alle prese anch’essa con alcun problemi interni, insieme al complicato processo di rielezione di Xi Jinping per un terzo mandato alla presidenza, sembra intenzionata a non far sentire il suo peso politico e geostrategico. Così come preoccupa la debolezza dell’Europa, nella quale oltre alla gestione della pandemia, si palesa un cambio di leadership interna non più così ostile alla Russia e al suo gas. Benvenuti in un mondo multipolare, digitalizzato, sostenibile, inclusivo, ma anche più pericoloso.

Danilo Giordano

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