Un futuro pieno di incertezze


Il Covid è un problema tutt’ora irrisolto, ma gli scenari sul futuro sono altrettanto pieni di insidie.


Asse rovente quello tra Mosca e Washington. Dopo le recenti proteste popolari in Kazakhstan e lo schieramento di truppe russe sul terreno nell’ambito della CSTO, USA e Russia hanno ripreso a parlarsi. La sensazione è che il dissidio sia forte, la diffidenza reciproca altrettanto marcata, i punti all’ordine del giorno troppo dirimenti per essere risolti in un contesto già altamente “nervoso”. Mosca pretende che la NATO, e quindi gli USA, smettano di sostenere l’Ucraina e di pensare di poter espandere ulteriormente il proprio raggio d’azione ad est, interferendo con la “sfera d’influenza” russa. Washington accusa la Russia di volersi riprendere l’Ucraina, continuando l’opera iniziata nella penisola di Crimea. Preoccupano le truppe russe ammassate lungo i confini con l’Ucraina, ma preoccupa soprattutto la possibilità, fatta trapelare da fonti di intelligence USA, che Mosca possa cercare, alias fabbricare, il casus belli specifico per invadere il paese. La situazione si sta muovendo ancora lungo il filo della diplomazia, ma non è escluso che la temperatura possa alzarsi nelle prossime settimane.

Il tutto accade in un momento in cui la presidenza Biden appare molto debole. Non hanno convinto, sinora, le misure di sostengo economico pensate e messe in atto, in quanto annacquate dall’ostracismo repubblicano, ma anche dai tormenti interni al partito democratico. Tormenti che spingono un partito repubblicano totalmente nelle mani di Donald Trump a riprendere una dialettica feroce, imperniata principalmente sul mito della vittoria derubata, che sta dando i primi frutti in termini di consenso per le prossime elezioni di midterm. Urge un cambiamento di rotta per Joe Biden. Cambiamento che non sembra pervenire dalla politica estera, dove gli USA sembrano volersi imbarcare in una doppia crociata contro Russia e Cina. Una prospettiva che non piace a numerosi analisti, i quali intravedono una sfida troppo grande da poter affrontare per una paese che è uscito male e a fatica dall’oneroso impegno afghano.

Ultimi sondaggi elettorali per le elezioni presidenziali di Francia

Una difficoltà strategica quelle statunitense che si contrappone all’ambiguità europea. In questa disfida tra giganti, infatti, non è chiaro dove l’UE voglia posizionarsi, e soprattutto se voglia effettivamente farlo, a dispetto dei proposito ci costruire una propria autonomia difensiva e strategica. Sono troppe le incognite che aleggiano sul futuro del vecchio continente, in particolare sui suoi principali centri propulsori. In Germania un nuovo governo di coalizione si è insediato, ma non è ancora chiara la direzione che vorrà intraprendere sui grandi temi del nostro tempo, in Francia il paese vive sospeso in attesa delle prossime elezioni presidenziali, in Italia è in atto uno scontro politico forte sulla scelta del prossimo presidente della Repubblica e su ciò che, ovviamente, ne conseguirà. Non un bel periodo per l’UE che deve far fronte alla recente ed improvvisa scomparsa del presidente del Parlamento, l’italiano David Sassoli.

Lasciando da parte per un attimo la questione Covid, il successivo punto all’ordine del giorno, anzi di tutti i giorni, è la transizione energetica, ovvero il passaggio verso un’economia più sostenibile che possa contenere gli effetti del cambiamento climatico. Attualmente è in Europa che si sta combattendo la battagli più forte: in seno alla Commissione Europea si sta decidendo di cambiare la tassonomia che definisce le energie green da quelle più inquinanti. Parigi vorrebbe inserire anche il nucleare tra le energie sostenibili, Berlino, invece, è fortemente contraria a questa scelta. Punti di vista diversi, motivati da punti di forza altrettanto diversi: la Francia vorrebbe sfruttare la sua capacità nucleare per incrementare la sua forza sul resto dei paesi d’Europa, la Germania preferisce il gas che arriverebbe copioso dalla Russia con il completamento del gasdotto Nord Stream 2. Insomma, il Covid è un problema tutt’ora irrisolto, ma gli scenari sul futuro che sarà sono altrettanto incerti.

Danilo Giordano

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