Tanti saluti alla COP26!


Le speranze riposta nei vertici G20 e COP26 sono andate rapidamente tradite, il mondo è profondamente diviso e le difficoltà portate dal Covid non aiutano a ricomporre queste divisioni.


Non è stato facile cercare una dichiarazione condivisa tra i grandi del pianeta al G20. Non è stato facile raggiungere un accordo, seppur minimo, alla COP 26 di Glasgow. Non sarà facile trovare una soluzione alla questione Bielorussia. Sarà difficile che USA e Cina non continuino lungo una parabola di contrapposizione, che non per forza deve sfociare in un conflitto aperto. Sarà difficile e più lunga del previsto la fuoriuscita dal tunnel del Covid-19. Le speranze riposte nei vertici G20 e COP26 sono andate rapidamente tradite, il mondo è profondamente diviso e le difficoltà portate dal Covid non aiutano a ricomporre queste divisioni.

Ci hanno provato il presidente statunitense Joe Biden e quello cinese Xi Jinping a ricomporre le numerose e recenti frizioni.I due si sono “incontrati” in un summit virtuale molto lungo, circa tre ore la durata inconsueta: si è parlato di Taiwan, Xinjiang, Hong Kong, commercio, nucleare, Iran, Afghanistan. I due leader si sono parlati, si sono ascoltati, ma il vertice, per quanto positivo dopo mesi di continue sollecitazioni reciproche, è sembrato piuttosto un meeting interlocutorio, più indirizzato a fornire una sorta di rassicurazione all’uditorio globale che a trovare dei punti di incontro reali. Preoccupa molto negli USA la rapida espansione dell’arsenale nucleare cinese: Pechino sta costruendo più di 100 silos per missili balistici intercontinentali e al Pentagono ritengono che la Cina potrebbe quadruplicare la sua dotazione nucleare entro il 2030. Le preoccupazioni statunitensi non si riducono al quadrante cinese, ma devono tenere conto anche di una serie di mosse destabilizzanti, più o meno contemporanee, messe in piedi dal presidente russo Vladimir Putin. Alle questioni Ucraina, Bielorussia, Nord Stream 2 si è aggiunto un nuovo lancio di un missile anti-satellite che rende evidente la volontà di Putin di militarizzare la contesa nello spazio e di ottenere maggiore attenzione internazionale per le rivendicazioni russe.

Sarà per questo motivo, aldilà delle giustificazioni ufficiali, che la Germania ha deciso di sospendere la procedura per la certificazione di Nord Stream 2. D’altronde i rapporti di Berlino con Mosca sono sempre stati ambigui, almeno negli anni in cui a guidare la Germania è stata Angela Merkel: non è un caso che proprio la cancelliera uscente si sia prodigata per risolvere la crisi al confine tra Bielorussia e Polonia, richiedendo un colloquio telefonico con il presidente Lukashenko. Situazione complicata quella al confine orientale d’Europa che aumenta le già forti pressioni sul mercato del gas, dove i prezzi in ascesa stanno spingendo, paradossalmente, in alto la produzione di energia elettrica attraverso le centrali a carbone. E tanti saluti alla COP26 e agli accordi di Glasgow!

Danilo Giordano

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