Troppa carne al fuoco


Il mondo è percorso da una costante fibrillazione. E mentre la pandemia sembra arretrare, le sue conseguenze iniziano a mostrarsi con più forza.


C’è molta fibrillazione in giro e tanta carne al fuoco. Tutto questo movimento fa presagire un 2022 che, nonostante sia considerato l’anno del ritorno alla normalità post pandemica, sarà probabilmente un periodo piuttosto movimentato. Ciò perché questo fine 2021 si sta rivelando pieno di avvenimenti e novità. AUKUS, elezioni tedesche ed italiane, il caso Evergrande, l’inflazione in forte crescita, la grande crisi logistica, il crunch energetico, non si è fatto in tempo a digerirli che nuovi avvenimenti sembrano ribaltare nuovamente lo scenario globale o quantomeno rimetterlo in discussione. Ed in questi giorni il turbinio non sembra volersi fermare: in Italia c’è il G20, ci sono nuovi spostamenti di truppe al confine tra Russia e Ucraina, ci si avvicina con alte aspettative alla COP 26 di Glasgow, Zuckerberg decide di cambiare il nome della società in Meta.

Potrà sembrare strano ma il cambiamento del nome di Facebook in Meta annunciato dal suo padre padrone Mark Zuckerberg ha rappresentato l’evento catalizzatore di maggiori attenzioni delle ultime giornate, testimonianza inappuntabile dell’enorme potere che le grandi società legate al mondo della tecnologia hanno oramai assunto nel dibattito pubblico. La decisione di Zuckerberg, se da qualcuno è visto come un tentativo di distogliere le attenzioni dai numerosi problemi che il popolare social sta affrontando, rappresenta innanzitutto la decisa sterzata che il colosso di Menlo Park ha intrapreso in direzione del metaverso. Con il metaverso Zuckerberg ci propone un nuovo scenario in cui mondo digitale e mondo fisico saranno fortemente intrecciati, dove sarà difficile tracciare una netta demarcazione tra i due ambienti: le prime immagini mostrano una sorta di Second Life, antesignano sfortunato degli attuali imperanti social, nel quale, attraverso l’aumento delle funzionalità derivanti dall’utilizzo della realtà aumentata, sono incrementate le interazioni tra virtuale e reale.

Il video con cui Mark Zuckerberg ha annunciato la nascita di Meta

Inutile dire che in molti si sono affrettati ad etichettare Meta come una pagliacciata,un progetto senza senso, ma Mark Zuckerberg, insieme a pochi altri (Steve Jobs, Bill Gates,Jeff Bezos, Elon Musk…), appartiene a quella schiera di personaggi visionari e dotati di grandi patrimoni che sono destinati a cambiare il nostro presente, facendoci intravedere il futuro. Un futuro che, allo stato attuale, è un pò più oscuro per le conseguenze dirette ed indirette derivanti dalla pandemia da Covid-19. Le conseguenze dirette del virus sembrano ormai in una fase di maggiore gestione, almeno nei paesi più sviluppati, grazie all’avanzata delle vaccinazioni e della sempre maggior comprensione circa la gestione dell’infezione. Ciò che preoccupa è il dopo, con le conseguenze indirette del periodo pandemico che si stanno pian piano svelando. La crisi della supply chain globale si sta manifestando ogni giorno cons empre maggiore evidenza, e con essa le difficoltà delle principali economie mondiale nel gestirla: è ormai acclarato che queste difficoltà non finiranno nel 2021, ma si trascineranno anche nel 2022. La Great Supply Chain Disruption come viene chiamato questo fenomeno, ha costretto il presidente USA Joe Biden ad attribuirsi il titolo non ufficiali di supply-chain manager in chief. A causa della mancanza di approvvigionamenti alcune fabbriche sono costrette a chiudere per alcuni giorni, i produttori a ritardare le consegne, gli esportatori agricoli a perdere alcune vendite, i commercianti ad avere gli scaffali vuoti, i consumatori ad essere preoccupati per i regali di Natale. Le immagini delle navi porta container ferme in attesa fuori dai porti di Los Angeles e Long Beach hanno spinto l’amministrazione Biden a chiedere alle autorità portuali di garantire un servizio 24/7, ottenendo qualche concessione in tal senso dalle organizzazioni sindacali. Ma qui si innesta un secondo problema, la mancanza di lavoratori poco specializzati. La pandemia ha generato un secondo fenomeno “interessante”, che negli USA è stato definito Great Resigning o Big Quit, ovvero la scelta di larghe fatte di popolazione, maturata nel corso dei vari lockdown, di abbandonare il proprio lavoro, perchè insoddisfacente e malpagato, in cerca di nuove opportunità. E così nei porti mancano coloro che dovrebbero scaricare i container, ma mancano anche gli operati nelle fabbriche, i commessi nei negozi, i lavoratori nei campi agricoli, i camerieri nei ristoranti. Questa mancanza generalizzata di personale a bassa specializzazione costringe importatori e rivenditori a lasciare i container, una volta scaricati, parcheggiati per lungo tempo nelle banchine dei porti, creando un’ulteriore disfunzionalità circa il loro posizionamento: i costi aumentano a dismisura ed, ovviamente, vengono caricati in gran parte sulle spalle del consumatore finale. Ne sono testimonianza gli ultimi dati economici pervenuti. In Canada l’inflazione del terzo trimestre ha superato il 4%, l’economia USA ha fatto registrare un tasso di crescita deludente del 2% annuale, la lira turca continua ad essere in forti difficoltà, anche a causa delle decisioni sconsiderate del presidente Erdogan, mentre i problemi legati alla supply chain e alla mancanza di semiconduttori hanno iniziato ad impattare i bilanci delle grandi aziende, prime fra tutte i giganti tecnologici Amazon e Apple.

Ovviamente ci si aspetta che sia la politica a risolvere i problemi, intervenendo lavvode è necessario. Ma la politica globale è essa stessa vittima della situazione e vive un periodo di altrettanta confusione ed imprevedibilità. Ha iniziato la Banca Centrale Europea che nella sua riunione del 28 ottobre ha comunicato di voler mantenere in essere tutte le sue politiche, lasciando altresì i tassi di interesse invariati. Ma è probabile che non potrà andare avanti così se i dati provenienti dai principali paesi dell’area Euro continueranno a mostrare un’inflazione in forte crescita, da non considerare più temporanea. Poi è la volta di G20 di Roma e COP26 di Glasgow, due summit di importanza globale che saranno concentrate principalmente sui problemi climatici. Alla riunione del G20, da poco conclusa, non c’è stato alcun accordo significativo riguardo al clima, se non la consueta concordanza sul mantenimento dell’aumento della temperatura al di sotto di 1,5 gradi. Si è raggiunto un importante accordo, invece, tra USA e UE per il blocco dei dazi sull’importazione dell’acciaio statunitense. Un accordo che sana una situazione creata dalla precedente amministrazione Trump, risolve un punto di frizione importante tra le due sponde dell’Atlantico e che potrebbe anche ridurre il prezzo di questo importante materiale. Vedremo adesso cosa accadrà alla COP 26 di Glasgow, ma i leader del mondo hanno già dimostrato che, proclami a parte, l’ambiente è in secondo piano. C’è troppa carne al fuoco adesso.

Danilo Giordano

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