L’importanza delle elezioni


Inflazione, energy crunch, ricerca di nuove alleanze strategiche: non è un periodo facile per i governi


Le diplomazie di tutto il globo non hanno mai avuto così tanto lavoro da fare. SI cerca in tutti i modi di ricucire gli strappi degli ultimi tempi, per non creare ulteriori tensioni che possano compromettere gli sforzi fatti per dare ridare slancio all’economia post-pandemia. La questione AUKUS, così come è stato definito il nuovo patto di sicurezza tra Australia, Gran Bretagna e Stati Uniti, è ancora il trending topic della diplomazia internazionale, ma col passare del tempo se ne delineano meglio i contorni. Si evidenzia in maniera palese che la vicenda ha scottato soprattutto, ma io aggiungerei soltanto, Francia e Cina, per motivi molto diversi. Parigi ne fa una questione di prestigio, non si può trattare così una grande potenza, ma ci sono anche motivi elettorali: nell’aprile del 2022 ci saranno le elezioni presidenziali e Macron è in evidente difficoltà nei sondaggi. In aggiunta c’è la vecchia questione della difesa comune europea,all’interno della quale la Francia vorrebbe avere una posizione preminente, in virtù della sempreverde force de frappe nucleare. La vicenda AUKUS, ma soprattutto il nuovo atteggiamento USA nei confronti della UE, potrebbero finalmente spingere quest’ultima a fare un passo deciso verso la costituzione di una forza di difesa europea, ma è difficile che si ceda alla Francia il ruolo di leader.

E poi c’è la Cina, il convitato di pietra in tutte le decisioni strategiche statunitensi. E’ dai tempi di Obama e della declinazione del Pivot to Asia che la CIna è diventato il nemico numero uno degl USA. Pechino non ha preso bene la creazione dell’AUKUS, parla di volontà americana di riprendere concetti e metodologie da guerra fredda. La verità è che Pechino comincia a sentirsi circondata ed i suoi piani di allargamento nel pacifico trovano sempre maggiori ostacoli. Oltre all’iniziativa AUKUS gli Stati Uniti hanno ridato vigore al progetto QUAD, la Quadrilateral Security Dialogue che coinvolge anche Australia, Giappone e India, con una riunione a Washington proprio in questi giorni complessi. Si parlerà di pandemia, di supply chain, di semiconduttori e problemi logistici, ma nei colloqui ristretti, ovviamente, si parlerà soprattutto delle strategie per confrontarsi con la CIna. E poi c’è il Five Eys, alleanza di intelligence costituita da USA, Canada, Australia e Nuova Zelanda di cui si ritorna a parlare, soprattutto in chiave allargamento ad altri paesi: Giappone, India, Corea del Sud. Insomma il focus è la Cina, proprio nel momento in cui quest’ultima si trova ad affrontare il problema Evergrande, il gigante immobiliare cinese la cui caduta il governo sta cercando di controllare, per evitare eccessive ripercussioni interne.

in molti sperano che l’eventuale collasso di Evergrande non generi un’onda d’urto tale da ripercuotersi anche sui mercati europeo e americano: le previsioni degli analisti, al riguardo, fioccano, ma nessuno è in grado di capire e anticipare in cosa possa sfociare tale situazione. Di certo si tratta di un ulteriore motivo di tensione che non è possibile confinare alla Cina, e che va ad aggiungersi ai timori crescenti per l’inflazione. Il fronte “questo aumento dell’inflazione è solo temporaneo” comincia a sfaldarsi e alcuni economisti prevedono un fenomeno inflattivo in rialzo per tutto il 2022, con una parabola discendente nel 2023. I governatori della Federal Reserve statunitense e della Bank of England hanno anticipato che prenderanno le opportune contromisure, alzando i tassi di interesse e diluendo progressivamente il quantitative easing. Provvedimenti che lascerebbero in un angolo la Banca Centrale Europea, ma in generale i paesi europei, preoccupati in questo momento di garantire gli aiuti necessari a stimolare la crescita post pandemica. Nel corso della prossima settimana ci sarà una riunione della BCE e vedremo quali decisioni verranno intraprese o anticipate, e le ovvie reazioni di mercati e governi nazionali. Decisioni che potrebbero anche non essere sufficienti, dato il mix che si sta creando tra l’aumento dell’inflazione, i problemi di rifornimenti energetici e le numerose disruption lungo le supply chain globali.

Capire come abbassare la bolletta energetica dei propri cittadini, intraprendere le misure corrette per stimolare la crescita post pandemia, pensare alle conseguenze dell’espansione dell’automazione sul mercato del lavoro, ascoltare le preoccupazioni sul cambiamento climatico, sono solo alcune delle tematiche a cui devono interessarsi i governanti e coloro che aspirano a diventarlo. Lo sta capendo il presidente Joe Biden, il quale dopo la luna di miele iniziale si trova ad aver un indice di gradimento molto basso. Lo ha capito il premier canadese Justin Trudeau, il quale è ricorso ad elezioni anticipate per avere una maggioranza più ampia all’interno del parlamento, ed invece si è ritrovato nella stessa situazione di prima, anzi con qualche voto in meno. Chissà se lo ha capito il presidente russo Vladimir Putin, il cui partito Russia Unita, pur ricorrendo a numerosi brogli, ha ottenuto meno voti delle precedenti elezioni, pur conservando una solida maggioranza in parlamento. E ora ci sono le elezioni tedesche per eleggere il nuovo Cancelliere che porrà fine all’era Merkel. Ascoltando i dibattiti pre elettorali nessuno dei tre principali candidati (CDU/CSU, SPD, Grune) ha entusiasmato l’elettorato in maniera particolare e, stando ai sondaggi, la situazione che si delineerà determinerà molta incertezza. Insomma, neanche i tedeschi hanno capito.

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