Proteste, fame e viaggi spaziali

Proteste, fame e viaggi spaziali

Anche in periodi di larga crisi, come quello che stiamo attraversando generato dalla pandemia da Covid-19, c’è sempre chi li affronta con grosse difficoltà e chi invece riesce a guadagnarsi qualcosa. Le previsioni per l’economia globale dei prossimi anni sono in costante miglioramento, ma appunto sono previsioni di una crescita futura, privi di effetti concreti sulla situazione attuale. L’attuale crisi, al momento limitata all’ambito sanitario ed economico, trova un principio di riscontro anche nell’arena politica, laddove c’è una serie di sfide che connoteranno i prossimi anni del globo terrestre: il nuovo corso americano targato Joe Biden ancora in via di definizione, l’intraprendenza cinese che sembra voler approfittare delle difficoltà globali, il possibile cambio della guardia in Francia e Germania, il Medio Oriente alla ricerca di un futuro post-petrolio, Afghanistan ed Iraq di nuovo in bilico. Il tutto senza dimenticare che è in corso l’enorme progetto di una transizione energetica globale.

Accade così che, quasi senza accorgersene, negli angoli “dimenticati” del globo, appaiano dei piccoli punti rossi, spie luminescenti di focolai di crisi. Allora accade ad Haiti che un commando entri nella residenza del presidente Jovenel Moise e lo uccida, dando così un’ulteriore spallata ad un paese in crisi da sempre, a causa della scellerata gestione del potere dei suoi governanti, e che ancora non si è ripreso dalle conseguenze del terribile terremoto del gennaio 2010. Nella vicina Cuba, le difficoltà economiche generate dal Covid, unite a quelle indotte dalle sanzioni USA e da una quantomeno discutibile decennale gestione delle risorse, hanno spinto la gente nelle strade a protestare contro l’attuale presidenza di Miguel Diaz-Canel, per il deterioramento delle condizioni di vita e la carenza di beni primari. in Sud Africa la decisione dell’ex presidente Jacob Zuma, dopo vari rifiuti, di sottoporsi al giudizio della Corte Suprema, ha scatenato la rabbia dei suoi sostenitori che hanno messo a ferro e fuoco diverse aree del paese. In Libano, l’incapacità del premier incaricato Saad Hariri di formare un nuovo governo, ha generato il caos nelle strade di un paese in grandissima difficoltà economica e con una situazione di stallo politico che dura da molto tempo. Si tratta di crisi già presenti, amplificate dalle difficoltà economiche e sanitarie derivanti dal Covid, che, al momento, riguardano paesi di “secondo piano”, ma potrebbero estendersi a macchia d’olio, nel caso non si riuscisse ad uscire da questo pantano epidemico.

Pantano pandemico a cui potrebbe aggiungersi un’inflazione inattesa. Dalle ultime rivelazioni economiche si prospetta un aumento dell’inflazione superiore al 3% nei prossimi mesi, nonostante gli analisti della FED statunitense continuino a mostrarsi molto cauti circa un’eventuale persistenza del fenomeno anche in futuro. Di fatto l’aumento inaspettato dei prezzi potrebbe essere stata causato dall’aumento delle materie prime, dai colli di bottiglia logistici e anche dalle difficoltà derivanti dalla pandemia. Il persistere di tale situazione, però, potrebbe spingere la FED, e di conseguenza anche le altre banche centrali, a dismettere l’operazione di quantitative easing che ha tenuto in piedi le economia statali in questi anni turbolenti. E’ un pò quanto ha già promesso la presidente della BCE Christine Lagarde, nel corso del recente incontro dei ministri delle finanze del G20 tenutosi a Venezia, dove ha parlato di nuove misure che potrebbero essere decise nella prossima riunione di settembre, precisando che gli attuali stimoli monetari permarranno fino al marzo 2022. Ciò che incombe su tutti, oltre all’inflazione, è la trasformazione energetica a cui tutte le economie vogliono andare incontro. Quanto denaro ci vorrà per sostenere questa trasformazione? Ne varrà davvero la pena? Quante persone globalmente perderanno il loro lavoro e saranno capaci di “reinventarsi”?

Tutti quesiti che non sembrano interessare ai grandi magnati globali, impegnati in sempre nuove sfide che conducano l’umanità verso nuovi obiettivi. Il multi miliardario proprietario della compagnia Virgin, Richard Branson, ha inaugurato l’era dei viaggi spaziali privati. Il viaggio sperimentale che ha finanziato e al quale ha partecipato egli stesso, insieme ad altre quattro persone, ha dato inizio alla corsa verso l’apertura del turismo spaziale, alla quale sono ansiosi di partecipare anche altri visionari dell’industria come Jeff Bezos ed Elon Musk. Da una parte un mondo che arranca e per affrontare una pandemia è dovuto ricorrere a “vecchi” metodi per sopravvivere, come indossare una mascherina e fare un vaccino. Dall’altra un mondo, riservato a pochi, nel quale si guarda costantemente al futuro e alle sue prospettive infinite.

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