Nuove e vecchie sfide

Nuove e vecchie sfide

La quotidianità internazionale propone un continuo alternarsi di nuove e vecchie sfide tra i principali attori dello scenario globale. Lo strapotere della tecnologia, il futuro dell’Intelligenza Artificiale, le criptovalute, la transizione green da una parte, le truppe al confine, gli ambasciatori richiamati, le sanzioni e le minacce reciproche dall’altra. Non v’è dubbio che l’elezione alla presidenza USA di un politico di vecchio corso come Joe Biden abbia favorito il ripresentarsi di vecchie schematizzazioni della politica globale, concetti e modi di agire che potrei definire da guerra fredda, così come dall’altro lato della barricata ci sono personalità come Putin e Xi Jinping che si trovano a loro agio in questo tipo di confronto.

Ed è così che l’annuncio di Joe Biden del ritiro delle truppe USA dall’Afghanistan dopo 20 anni, la più lunga guerra mai combattuta dall’esercito statunitense, riporta alla mente due vecchi concetti: il Vietnam e l’invincibilità degli afghani. L’annuncio si carica di simbolismo quando Biden afferma che il ritiro è irreversibile e dovrà concludersi entro l’11 settembre 2021, esattamente 20 anni dopo l’avvenimento che ha dato inizio a tutto, l’attacco alle Torri Gemelle, e nel momento in cui iniziano ad arruolarsi i primi soldati “non nati” quando la guerra al terrorismo iniziò. Si tratta di un simbolismo di cui la cultura americana è sempre stata vorace dispensatrice, ma di cui si era persa l’abitudine negli anni del caotico Trump.

Ed ecco che riappaiono i vecchi amici-nemici, come l’Iran con il quale l’amministrazione BIden vorrebbe riprendere i discorsi iniziati da Obama con Il JCPOA ed interrotti bruscamente da Trump. Solo che ci sono due ostacoli importanti da affrontare, ovvero il fatto che in Iran quest’anno ci sono le elezioni, quindi ogni concessione al nemico statunitense va valutata cautamente, e l’opposizione israeliana a qualsiasi tipo di sviluppo nucleare in terra di persiana. L’annuncio di Teheran della ripresa dell’arricchimento dell’uranio è seguita da un attentato misterioso, principale indiziato Israele, alla centrale nucleare di Natanz, uno dei siti principali dello sviluppo nucleare iraniano. Ma i due è da un pò che si punzecchiano, attraverso una specie di guerra navale che va in scena nel Mar Rosso da alcuni mesi, con attacchi reciproci ai danni di mercantili e navi civili. Ripresa del JCPOA, processo a Netanyahu, elezioni iraniane, questi i tre punti attorno ai quali si svilupperà la situazione in Medio Oriente nei prossimi mesi.

Con la Russia è tutto un riproporre situazioni che credevamo sepolte negli annali della storia. L’elezione di Joe Biden alla presidenza USA e le complicazioni quasi contemporanee legate alla vicenda Navalny hanno riacceso i toni tra i due protagonisti della guerra fredda. Nel corso di questo periodo sono stati numerosi i battibecchi, culminati con il divieto alle aziende USA di investire in aziende russe e l’espulsione di diversi personalità dall’ambasciata russa a Washington, al quale Mosca ha risposto con misure analoghe, espellendo a sua volta 10 diplomatici USA e vietando l’ingresso nel paese al ministro della giustizia americano e al capo dell’FBI. Per Putin sembrano finiti i tempi in cui godeva di una certa accondiscendenza da parte del presidente Trump, ma per un’America in apparente declino combattere su troppi fronti potrebbe essere difficile.

Perché rimane l’ultimo, ma non ultimissimo, dei nemici, ovvero la Cina. Pechino comincia a mostrare importanti segnali di ripresa psot-Covid, con una crescita dell’economia annuale oltre il 18% la quale, nonostante sia stata sotto le aspettative, lancia comunque un segnale al resto del mondo ed un ritorno sulla scena di un gigante economico di indiscussa potenza. Ed è per questo che gli USA, a partire dallo storico vertice di Anchorage, hanno aumentato le sollecitazioni in termini di rispetto dei diritti umani, delle minoranze uigure nello Xinjiang, e sostenuto le rivendicazioni di Taiwan e degli altri stati asiatici nel Mar Cinese Meridionale. Non basterà agli USA concentrarsi su questi aspetti, perché nel corso dell’ultimo decennio Pechino ha saputo costruire una rete di relazioni importante, che le consente di poter sfidare Washington in molti ambiti, benché il gap militare sia ancora molto evidente. Si è parlato in questi giorni di una possibile alleanza Cina-Russia in chiave anti-USA: mi pare di difficile attuazione, ma è altrettanto evidente che per Washington concentrarsi contemporaneamente su due fuochi così rilevanti potrebbe essere distruttivo. Urge rinforzare, e di molto, le alleanze storiche con europei e Giappone.

E poi ci sono i nuovi fronti. La transizione energetica sta aprendo nuovi ed importanti scenari globali con i quali tutti gli stati dovranno confrontarsi, cosi come sta facendo l’avanzare delle criptovalute che pone i mercati finanziari mondiali dinanzi a nuove sfide. Per non parlare della ripresa dei viaggi spaziali, quasi dimenticati per oltre un decennio, che diventano un’ulteriore terreno di scontro, nel quale oltre alla pressante potenza di fuoco cinese, bisogna fare i conti con l’intraprendenza di aziende private, come Space X di Elon Musk che ha recentemente ottenuto un proficuo contratto dalla NASA per lo sviluppo di sistemi per un nuovo allunaggio dell’uomo. Il tutto mentre fuori regna ancora il caos e lo scontento per la diffusione del virus Covid-19. La guerra tra produttori di vaccini e stati nazionali è solo un ulteriore e più pericoloso aspetto di una situazione di cui è difficile preveder l’evoluzione.

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