Un orizzonte sfocato

Un orizzonte sfocato

Le attività di riposizionamento continuano. Le conseguenze sanitarie dell’epidemia di Covid-19 sono ben definite, non ancora nell’intensità ma sicuramente nella direzione, mentre le conseguenze politiche restano ancora tutte da decifrare. Si cercano nuovi amici e si identificano nuovi nemici, nuove idee si sostengono, vecchie ruggini vengono nuovamente alla ribalta, l’orizzonte è sempre più sfocato.

Il caso più emblematico proviene da una terra generalmente assente dal dibattito internazionale, la Groenlandia, dove le elezioni del 7 aprile per la scelta del nuovo parlamento di questa grande isola popolata da poco più di 55 mila abitanti, hanno condotto alla vittoria del partito di opposizione Inuit Ataqatigiit. Un nome complicato per un partito che sarebbe destinato all’oblio nel giro di qualche giorno, se non fosse per la sua feroce contrarietà allo sfruttamento delle risorse minerarie di cui questa isola, legata alla Danimarca anche se con molta autonomia, è straricca. Un sottosuolo, reso ancora più interessante dal costante scioglimento dei ghiacci, sul quale fanno affidamento molte grandi potenze che agiscono attraverso il cavallo di troia delle aziende nazionali: fanno gola i giacimenti di quelle che vengono volgarmente definite terre rare, sempre più importanti nell’economia globale, così come la possibilità di accaparrarsi un posto “al sole” quando le rotte artiche diverranno completamente navigabili. Il tutto si inserisce in un contesto di scontro, per ora soft, ma in futuro chissà, per il raggiungimento di una completa indipendenza dell’isola dalla corona danese.

La contesa per le terre rare e per le rotte artiche guarda direttamente al futuro, quando questi saranno due inevitabili terreni di scontro tra potenze. Ma la pandemia sta riportando a galla anche ruggini del passato. E’ il caso delle recenti manifestazioni di violenza in Irlanda del Nord che hanno ricordato gli scontri tra cattolici e protestanti: scontri ringalluzziti dalla cattiva gestione della Brexit e dalla violenza dilagante, ma anche dalle difficoltà economiche causate dalla diffusione del virus Covid-19. L’attenzione del premier Boris Johnson e dei leader europei è adesso tutta concentrata sulla gestione della pandemia e della campagna vaccinale, ma è chiaro che bisognerà tornare ad affrontare il problema del confine tra le due Irlanda e la Gran Bretagna. Prima che sia troppo tardi e che i venti dell’indipendentismo, già forti in Scozia, tornino a farsi sentire anche a Dublino e Belfast.

Stati Uniti ed Europa contro la Cina. Cina contro Australia. Turchia contro Europa (Italia compresa) e Cina. Russia contro Ucraina. Insomma è un tutti contro tutti, alla ricerca di un nuovo e necessario ordine globale. I propositi di una nuova guerra fredda che vedrebbe gli USA contrapposti questa volta alla Cina, ci sono tutti e le difficoltà di trovare una quadra aumentano sempre più. Joe Biden cerca di serrare i ranghi: ha approvato un piano di stimoli fiscali impressionante ed un altrettanto impressionante piano nazionale infrastrutturale, sostiene l’istituzione di una tassa globale per le imprese. L’economia statunitense sembra rispondere bene alle sollecitazioni del neo presidente USA, soprattutto sulla scorta di una buona gestione del piano vaccinale, ma i suoi alleati fanno fatica e non riescono a stare al passo. E cosi troviamo un’Unione Europea che dopo l’umiliazione subita in Russia da Josep Borrell, Alto Rappresentante UE per la politica estera, ne deve subire un’altra anche in Turchia, per mano del presidente sultano Recep Tayyip Erdogan. E’ un’Europa terribilmente allo sbando, dove il contagio da Covid continua ad imperversare, il piano vaccinale procede a rilento, le divisioni interne sono sempre più marcate, le istanze populiste sono ormai istituzionalizzate e con sullo sfondo due pesi massimi, Francia e Germania, prossimi alle elezioni. La sfiducia popolare nei confronti di quello che potrebbe svolgere intelligentemente il ruolo di terzo incomodo nella disfida tra USA e Cina, è ai massimi storici e non è foriera di buone notizie.

Sullo sfondo di tutto ciò una classe media globale che ha perso tutti i suoi riferimenti. Non sa quando finirà questa crisi pandemica, non comprende quali e quanti cambiamenti avverranno, non capisce in che modo cambieranno le proprie dinamiche lavorative. E mentre il Fondo Monetario Internazionale rivede al rialzo le sue previsioni per la crescita economica globale nel 2021, vi è la sensazione che gran parte di questo rialzo finirà nella mani di pochi ed il potere di acquisto della classe media sarà ulteriormente eroso. Un potere d’acquisto eroso dalla digitalizzazione sfrenata dei processi produttivi, dallo strapotere dei giganti tecnologici, dalle nuove dinamiche della Gig Economy, dall’imprevedibile utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Il tutto mentre Wall Street festeggia, oramai quotidianamente, il raggiungimento di nuovi massimi.

Il dominio di Big Tech

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