Una situazione fluida

Una situazione fluida

La situazione generale è sempre più fluida. Attori politici e non politici pensano a come e dove riposizionarsi. Lo sapevamo, era previsto, perché eventi come la pandemia, nel corso della storia, hanno sempre prodotto cambiamenti notevoli, dopo aver esaurito la loro corsa. Ed i cambiamenti ci saranno, non soltanto a livello politico, ma anche a livello sociale. Chi riuscirà a governare questi stravolgimenti e a comprendere quale direzione si sta prendendo acquisirà un vantaggio notevole su tutti gli altri.

Alla base di tutto c’è una situazione politica che si va definendo attorno a tre poli: USA, Cina e Unione Europea, più o meno in quest’ordine di rilevanza. Nessuno dei tre è però indenne da difficoltà e note dolenti. Gli USA di Joe Biden sembrano essere tornati a dettare una linea politica più coerente, organica, ma scontano i quattro anni di presidenza Trump, sia sul fronte interno che esterno. Le vittime da coronavirus sono ancora tante, ma la campagna vaccinale sta procedendo discretamente bene e qualche timido segnale di ripresa economica comincia ad intravedersi. Rimane sul fondo la forte conflittualità sociale che ancora si respira, a causa dello scontro tra forze moderate e forze estremiste, quest’ultime legate a doppio filo alla figura dell’ex presidente. Non sarà un conflitto che si risolverà in breve tempo, anzi lo ritroveremo sicuramente alle prossime elezioni presidenziali del 2024, per le quali si prefigura la possibile presenza di un terzo partito, oltre a democratici e repubblicani. Una prima vittoria Biden l’ha ottenuta in questi ultimi giorni, riuscendo a far approvare un pacchetto di stimoli economici del valore di 1.900 miliardi di dollari, una delle misure economiche più grandi della storia americana. Grazie a questa enorme iniezione di capitali tre cittadini americani su quattro riceveranno un assegno mensile di 1.400 dollari e Biden spera cosi di aumentare il consenso e dare ulteriore slancio all’economia. Se l’arrivo nelle tasche americane degli assegni mensili riuscirà a coincidere con la progressiva riduzione del fardello pandemico, gli USA potrebbero beneficiare di un boomerang non indifferente e ritornare in breve tempo a rivedere la luce. Dovranno altresì riacquistare credibilità all’esterno: Blinken e Sullivan, la prossima settimana, si recheranno in Asia a cercare di rinforzare le alleanze strategiche nel quadrante orientale. Poi ad Anchorage in Aleska, incontreranno i loro omologhi cinesi, e da quell’incontro si capirà molto del rapporto tra i due giganti.

Dall’altro lato del Pacifico c’è una potenza che ormai non fa più nulla per nascondere le sue ambizioni globali. La Cina di Xi Jinping, benché ne fosse l’origine, ha attraversato meglio di tutti la pandemia, almeno così sembra dai dati che vengono diffusi, ed ora si appresta a compiere il grande balzo in diversi ambiti di competizione con gli USA. Si sono svolte in questi giorni le due sessioni del Partito Comunista Cinese, nel corso del quale sono stati definiti gli obiettivi sociali ed economici dei prossimi anni: aumento della qualità della vita dei cittadini, certificazione dell’eliminazione della povertà, miglioramento del sistema di sicurezza sociale, investimenti corposi in ricerca e sviluppo soprattutto nelle nuove tecnologia, incremento considerevole delle spese militari. E’ stata anche approvata una legge che modifica il sistema elettorale di Hong Kong, così come me inasprisce le leggi di sicurezza nazionale, il che fa pensare che Pechino non sia disposta a fare alcuna concessione alle proteste che da mesi avvengono nell’ex colonia britannica. Ma la Cina dovrà anche affrontare una sfida che ha poco di strategico, ma che rappresenta un importante nodo da risolvere, ovvero la bassa natalità. Pechino ha fatto registrare, nel corso del 2020, la diminuzione più consistente di nuovi nati, il 15% in meno rispetto all’anno precedente. Il declino demografico cinese è un processo che va avanti già da anni e pone una seria ipoteca sul futuro da grande potenza del gigante asiatico. I motivi? La politica del figlio unico, l’aumento del costo della vita e il crescente benessere sociale. Ma la Cina di Xi Jinping continuerà a perseguire obiettivi altissimi: una sua navetta, la Tianwen-1, è appena arrivata nell’orbita di Marte, poco tempo dopo l’arrivo dell’americana Perseverance, mentre insieme ai russi progettano una stazione spaziale sulla Luna.

E poi c’è L’Unione Europea, l’attore più debole dei tre, ma anche quello che sentiamo il più giusto, se solo riuscisse a risolvere alcune sue imperfezioni. La campagna vaccinale va a rilento, le case farmaceutiche sembrano prendersi gioco dei diktat brussellesi, diversi paesi cominciano ad andare in ordine sparso. Ma l’Unione Europea si trova dinanzi ad un periodo di incertezza anche per motivi prettamente politici, non legati alla gestione della pandemia: a settembre ci saranno le elezioni in Germania, nel 2022 le presidenziali francesi, l’Italia è sempre inquieta e in Spagna la questione dell’indipendentismo catalano è sempre viva. A ciò si aggiunga che i mal definiti rapporti con la Gran Bretagna post-Brexit stanno creando una spinosa questione politica, quella del confine tra Irlanda e Irlanda del Nord, aumentando i problemi economici e commerciali già esistenti. Ma nonostante tutto l’Unione Europea trova il modo di guardare al futuro: con la firma della dichiarazione congiunta da parte della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, del presidente del Parlamento europeo David Sassoli e del premier portoghese António Costa, che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, a Bruxelles è iniziato il processo per la Conferenza sul futuro dell’Europa, evento che dovrà identificare le riforme politiche e istituzionali necessarie per ridare nuova vita ad un Unione che si è dimostrata molto fragile negli ultimi anni, soprattutto nell’affrontare le crisi che si sono presentate lungo il cammino.

Su tutti e tre questi attori, oltre all’incertezza legata al virus Covid-19, pesa e peserà come un macigno la crescente influenza che le tecnologie, ed ovviamente coloro che ne sono i rappresentanti, stanno avendo sia sul piano politico che su quello sociale. Non è ancora stato risolto il problema della diffusione di fake news, non si è riusciti ancora a regolare la diffusione di contenuti politici sui social, le nuove problematiche lavorative imposte dalla Gig Economy sono di là da essere affrontate. Tutte queste questioni pongono una sfida importante allo Stato che, un pò come avvenne all’inizio degli anni 2000, quando si parlava dell’importanza delle multinazionali, sembra perdere la sua autorità nei confronti dei nuovi giganti del mercato. Ma non tutti la pensano così. Un romanzo appena pubblicato da Elliot Ackerman e James Stavridis, prefigura uno scontro armato tra Cina e USA nel 2034 nel Mar Cinese Meridionale. Si tratta di un romanzo, di una finzione letteraria, ma è l’avveramento della Trappola di Tucidide, l’evento che potrebbe portare alla fine di tutta questa fluidità.

Il libro di Stavridis e Ackerman

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