Consulta, decidi e vaccina

Consulta, decidi e vaccina

La vicenda Gamestop, come tutte le vicende di borsa, è destinata a sgonfiarsi e alla fine toccherà fare soltanto la conta dei danni e niente più. Il fronte dei piccoli compratori rivoluzionari ha iniziato a rompersi, le vendite sul titolo sono riprese, c’è stato un piccolo caso relativo alle quotazioni dell’argento, subito rientrato, e alla fine tutto tornerà come prima. Non c’è stato lo sconvolgimento del mercato borsistico e delle sue regole, quelle sì a volte davvero incomprensibili. La realtà è che i cambiamenti hanno bisogno di tempo, di maturare, benché ci siano avvenimenti che possono dare un’accelerata all’evolversi di alcune situazioni. Come ad esempio accaduto in Myanmar, dove un complicato periodo post-elettorale si è “risolto” con l’intervento dei militari che, dopo anni di difficili e insperate battaglie, hanno nuovamente eclissato la democrazia ed esautorato la leader Aung San Suu Kyi che, legittimamente, aveva stravinto le scorse elezioni con il suo partito. Dopo la scelta di Aung San Suu Kyy alla guida del paese nel 2016, ci eravamo dimenticati di Myanmar, lo avevamo considerato un capitolo chiuso nella lunga lista degli stati tirannici, avevamo anche messo da parte le accuse rivolte alla stessa leader birmana riguardanti il trattamento riservato ai Rohingya, la minoranza musulmana del paese. E invece, riecco emergere il problema. I cambiamenti hanno bisogno di tempo.

E sembra essere tornata indietro nel tempo anche l’italia che, entrata in crisi politica a causa di una diatriba tutta interna alla maggioranza di governo, sembra nuovamente volersi affidare ad un esterno per risolvere i suoi problemi. L’esterno, o tecnico che dir si voglia, è un personaggio di assoluto rilievo: trattasi di Mario Draghi, curriculum spaventoso, nonché predecessore di Christine Lagarde alla guida della Banca Centrale Europea, organismo comunitario attraverso il quale ha salvato la moneta comune, l’Euro, pronunciando semplicemente la frase giusta al momento giusto. In questi giorni Draghi sta parlando con i rappresentanti dei partiti presenti in Parlamento ed ha ottenuto già, in forma diretta e/o indiretta, l’appoggio di tutti (Fratelli d’Italia esclusi) alla formazione di un nuovo governo. Bisognerà vedere, adesso, come riuscirà a far quadrare questo ampio consenso in una proposta politica che, ovviamente, non sarà duratura, ma dovrà affrontare due punti fondamentali: l’emergenza pandemica e la predisposizione del Recovery Plan.

L’emergenza sanitaria e i relativi piani vaccinali sono ancora al centro dei pensieri dei governanti di tutto il mondo. La distribuzione dei vaccini procede, bene in alcuni stati, con qualche intoppo in altri. La controversa gestione della distribuzione da parte delle aziende farmacologiche è sicuramente da rivedere, dati i motivi non sempre chiari delle recenti diminuzioni delle forniture, ma in alcuni paesi come Israele la vaccinazione di massa procede a ritmo spedito. Anche negli USA del neo presidente Biden, nonostante il numero dei casi di positivi al virus sia ancora enorme, la vaccinazione continua ad un buon ritmo. Ma la luce in fondo al tunnel è ancora lontana da apparire e i numerosi piani per la ripresa che i singoli stati stanno predisponendo, sembrano sempre più delle mere supposizioni, fintanto che un orizzonte positivo non si palesa con più decisione.

Ma gli argomenti di cui occuparsi per trascorrere questo tempo in cui tutto sembra bloccato non mancano. Oltre alla questione Myanmar sono molti gli spunti di cui occuparsi. La vicenda Gamestop e le controverse politiche in merito a privacy e gestione dei contenuti delle principali piattaforme social, sta ponendo sul tavolo della discussione l’eccessivo potere politico-economico che Big Tech ha acquisito nel corso di questi anni e la necessità di porre un freno. Si tratta di un terreno inesplorato, nel quale la politica, a livello globale, dovrà trovare la quadra per non consentire la degenerazione di una situazione già molto compromessa. Il potere che hanno acquisito persone come Elon Musk, capace di scatenare veri e propri tormenti finanziari con un solo tweet, Marz Zuckerberg e Jack Dorsey, decisori di ultima istanza su ciò che deve o non deve essere pubblicato sulle loro piattaforme social, o di Jeff Bezos padrone della logistica mondiale, va indagato e limitato, prima che sia troppo tardi. Consapevolezza, questa della necessità di agire in fretta, che Joe Biden ha ben compreso e sta mettendo in atto ferocemente: i suoi primi venti giorni sono stati un profluvio di provvedimenti, tutti mirati a cancellare quanto fatto da Donald Trump, ad eccezione della posizione sulla Cina che era e rimarrà di forte opposizione a quello che è il nemico strategico della nuova guerra fredda.

Super Mario Draghi

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