Una presidenza normale

Proscenio globale nel quale si dipanano politica, economia e strategia

Una presidenza normale

Alla fine se ne è andato. Dopo una serie infinita di rivendicazioni, propositi di congiura, tweet senza senso Donald Trump ha lasciato la Casa Bianca, Nel suo discorso di commiato ha promesso a tutti che ritornerà, ma intanto Joe Biden è diventato il 46esimo presidente degli Stati Uniti d’America, Kamala Harris sua vice. E ha cominciato il suo lavoro smantellando, con una serie di ordini esecutivi, alcuni provvedimenti del suo predecessore: bloccato la costruzione del muro con il Messico, stoppato la costruzione dell’oleodotto Keystone XL, mantenuto le restrizioni causa coronavirus per chi arriva dall’estero, il rientro degli USA nell’OMS e negli accordi di Parigi sul clima. Insomma, una serie di provvedimenti che certificano il ritorno degli USA sulla scena internazionale, un ritorno alla normalità quindi. Siamo solo ai primi atti della presidenza Biden, ed è difficile fare previsioni, ma il ritorno della politica, dopo anni di sberleffi, inutili intransigenze, scontri continui che hanno creato un clima teso attorno alla presidenza USA, è un buon segno.

Biden troverà però un mondo molto cambiato in questi quattro anni, non tanto nei protagonisti, quanto piuttosto nella percezione generale degli USA, e avvolto ancora nella spirale di paura e tensione generata dalla diffusione del virus Covid-19. La minaccia epidemiologica attiene più al campo scientifico che a quello politico, ovvero sarà principalmente alla scienza che dovremo aggrapparci per trovare le giuste contromosse, quindi l’atteggiamento che d’ora in poi avranno gli USA, da sempre paese capofila della ricerca scientifica, sarà importante per chiudere questo capitolo tremendo e definire il prossimo futuro. Fuori dalla bolla creata dal virus, la comunità internazionale tutta aspetta il rientro degli USA nell’agone della politica, riprendendo il ruolo di faro delle democrazie. Quanto avvenuto in questi quattro anni, culminato poi con il vergognoso assalto a Capitol Hil dello scorso 6 gennaio, sarà difficile da dimenticare, ma la forza della normalità di Biden può, in breve, ricostruire l’immagine americana. Cina e Russia sono alla finestra, aspettano le prime mosse della nuova amministrazione: non cambierà la considerazione nei loro confronti, rimangono due nemici, ma probabilmente cambierà il tipo di strategia messa in campo. Una strategia che prevede la ripresa e il rinforzo delle storiche alleanze con UE, Gran Bretagna, Giappone, Arabia Saudita, nei confronti dei quali non mancheranno le critiche, accusati dal deep state americano di essere diventati un “fardello” difficile da sostenere, soprattutto in tempi di crisi, di essere troppo passivi e sfruttare eccessivamente l’ombrello protettivo statunitense, senza ricercare una propria autonomia.

La normalità a breve, almeno si spera, contempla la presenza di un virus che ha sconvolto i sistemi sanitari di tutto il mondo, distrutto le economie di molti paesi, cancellato le certezze di tutti noi. La consegna dei vaccini da parte delle principali case farmaceutiche del mondo procede a rilento, e così la somministrazione che adesso si trova dinanzi al problema di calibrare le vaccinazioni di richiamo con la diminuzione dei quantitativi di vaccino consegnati. Soltanto Israele, e in parte la Gran Bretagna, sembrano procedere ad un ritmo adeguato: i primi beneficiano una sanità molto efficiente e, probabilmente, dell’abitudine a vivere nell’emergenza, i secondi hanno voglia di mostrare al mondo la Global Britain, ovvero che la scelta di abbandonare la UE non è stata azzardata. Il resto del mondo arranca , con il caso particolare francese dove le somministrazioni procedono con una lentezza disarmante.

Arrancano un pò tutte le economie del mondo: dati scoraggianti provengono dalle richieste di disoccupazione USA, ancora a livelli molto alti, così come altrettanto scoraggianti sono i datti del commercio globale. C’è una sola eccezione, la Cina. L’economia cinese ha fatto registrare nel quarto trimestre dell’anno una crescita del 6,5%, portando il dato del PIL 2020 ad un +2.3%. I dati che provengono dalla CIna sono sempre stati difficili da verificare, ma se fossero corretti il paese di mezzo sarebbe l’unico tra le grandi economie mondiali a presentare una situazione positiva. Certo sulla sua testa pesano le responsabilità sulla pandemia: questa settimana un panel di esperti indipendenti, indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha criticato la Cina e l’OMS per non aver agito più in fretta, evitando al virus di diffondersi così rapidamente. Ma la normalità, che prima o poi ritroveremo, vedrà anche le considerazioni economiche prevalere su quelle sanitarie. E’ la normalità, bellezza.

L’anormalità di Donald Trump

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