C’è crisi e crisi

Proscenio globale nel quale si dipanano politica, economia e strategia

C’è crisi e crisi

Abbiamo da poco metabolizzato le immagini della folla urlante di Capitol Hill che un’altra crisi si affaccia sullo scenario internazionale. Ed è la crisi politica italiana. Intendiamoci è una crisi politica, maturata nei corridoi della politica e non un evento esterno come quello di Washington. Una crisi latente da tempo e maturata nei giorni in cui in Italia si stava arrivando alla definizione del Recovery Plan, ovvero il documento di programmazione attraverso il quale i vari paesi europei riceveranno i fondi per la riprese promossi dall’Unione Europea. Il contrasto è, poi, tutto interno alla maggioranza di governo: ad opporsi alle decisioni del governo in carica guidato da Giuseppe Conte, è uno dei membri della coalizione che sostiene l’attuale premier, ovvero Italia Viva. Si tratta di un partito fondato dallo stesso Matteo Renzi, in aperta opposizione al suo ex Partito Democratico, che nei sondaggi è dato a precentuali molto basse, ma che può contare su una folta pattuglia di deputati e senatori in Parlamento. Non è facile capire dove porterà questa crisi di governo, in un momento per altro delicato per il paese, ma in Italia la politica non dorme mai e non sarà di certo una pandemia a frenare le trame sotterranee che l’hanno sempre contraddistinta.

Tornando per un attimo a Washington, dove si è messa in moto la complessa macchina dello stato per l’inizio della transizione tra Donald Trump e Joe Biden. Mentre il presidente entrante comincia a definire squadra e contenuti della prossima amministrazione, l’uscente Trump è ancora alla prese con una sconfitta mal digerita. E la digestione potrebbe diventare ancora più difficile qualora la proposta di impeachment studiata dai democratici, capeggiati dall’energica speaker della Camera Nancy Pelosi, dovessero concretizzarsi. La proposta è stata già approvata alla Camera dei Rappresentanti, consegnando a Trump record non certo invidiabile, ovvero essere stato l’unico presidente ad aver ricevuto ben due procedimenti di impeachment. Probabilmente la procedura non andrà a buon fine, data la risicata maggioranza dei democratici al Senato, ma si tenterà comunque di porre un freno all’esuberanza trumpiana cercando di limitare la possibilità che possa ricandidarsi alla presidenza nel 2024. Di certo alcune istanze presenti al fondo della società americana, che moti avevano creduto potessero essere interpretate da Donald Trump, rimarranno latenti e se la presidenza Biden non sarà brava ad affrontarle con coraggio, si ripresenteranno di nuovo tra quattro anni.

Se c’è una nazione che, in questo momento, si pone agli antipodi rispetto a USA e Italia è la Germania. Nonostante pandemia, crisi economica, contrasti in seno alla UE, continua imperterrita il proprio percorso, basato su stabilità politica ed esportazioni commerciali. E’ stato eletto il nuovo capo della CDU, il partito di centro.destra che governa il paese da 16 anni, attraverso i 4 mandati consecutivi della cancelliera Angela Merkel. Il prescelto per la successione è Armin Laschet, 59 anni, a capo del Lander del Reno-Westphalia e quanto di più vicino alle posizioni della Merkel: una garanzia di continuità espressa dai circa 1000 delegati della CDU che hanno partecipato all’evento online. Laschet ha sconfitto nell’ultimo round delle votazioni Friedrich Merz, spesso in disaccordo con la Merkel e quindi considerato l’antitesi della politica tedesca di questi anni. Con l’ottenimento della leadership del partito, Laschet diventerà, molto probabilmente, il prossimo cancelliere tedesco nelle elezioni che si svolgeranno in settembre. In tal caso, sarà interessante capire l’evoluzione della politica tedesca: Laschet si è espresso spesso a favore di rapporti commerciali e non solo con Cina e Russia, così come ha criticato apertamente alcune scelte statunitensi in politica estera.

Sul fronte coronavirus continua il doppio fronte rappresentato da una parte dal suo continuo dilagare, dall’altra dai tentativi della comunità scientifica di produrre, in massa e in tempi brevi, un vaccino il più efficace possibile. Mentre il vaccino prodotto da Astrazeneca è in attesa di ottenere la certificazione dell’EMA, l’autorità europea incaricata, sono arrivati in Europa i primi vaccini Moderna, ancora una produzione americana. L’altro vaccino di produzione congiunta statuintense-tedesco, quello di Pfizer-BioNtech ha creato un pò di allarme, dopo aver comunicato che nei prossimi giorni la distribuzione rallenterà il suo corso: niente panico, la motivazione è la necessità di effettuare delle migliorie in alcuni stabilimenti, al fine di consentire un aumento della produzione. Il panico, o quantomeno un senso di sfiducia, potrebbe scattare dopo l’annuncio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che l’immunità di gregge non verrà raggiunta nel corso del 2021, nonostante gli sforzi intrapresi dalla comunità internazionale. Una previsione che se si rivelasse fondata, rappresenterebbe uno schiaffo a tutte le speranze riposte nell’arrivo dei vaccini. Una crisi che sarebbe molto più profonda dei giochi di potere a cui stiamo assistendo in questi giorni.

Angela Merkel e la successione nella CDU

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