Il Rinoceronte e il Cigno #43

Proscenio globale nel quale si dipanano politica, economia e strategia

BATTAGLIA FINALE

Sono iniziate una serie di battaglie finali che contraddistingueranno questo fine 2020, trascinando le loro conseguenze anche nel 2012. E’ iniziata la battaglia finale contro il coronavirus. Il virus ormai sta riprendendo piede ovunque in Europa, nelle Americhe e nell’Asia Centrale. L’unico paese che sembra rimanere escluso da questa seconda ondata di diffusione è la Cina, dove i contagi si contano sulle dita di una mano, ma anche le notizie sono davvero poche. Ha creato stupore la notizia proveniente dalla città cinese di Qingdao, dove il governo locale, alla notizia della nascita di un focolaio in un condominio, ha sottoposto a tampone l’intera popolazione di tre milioni di abitanti. Nel resto del mondo, invece, i contagi crescono a velocità superiori rispetto alla prima ondata, con oltre 15-20 mila nuovi contagiati al giorno, ospedalizzati e terapie intensive in forte crescita. Non si hanno notizie di vaccini pronti, di possibilità di cura disponibili a breve. Insomma questa sarà una battaglia molto lunga, soprattutto se pensiamo che la prima ondata del virus era cominciata a febbraio, mentre l’inizio di questa seconda ondata in alcuni paesi risale a settembre

La crescita dell’economia cinese

E’ battaglia finale in molti stati del globo, dove l’insofferenza per le misure anti covid e le difficoltà economiche conseguenti hanno dato il via a numerose proteste popolari. A quelle avvenute nei paesi dell’ex Unione Sovietica Bielorussia e Kirghizistan, si sono aggiunte quelle in Thailandia e Nigeria. Sono proteste che hanno motivazioni profonde, nel primo caso l’ostilità verso una monarchia corrotta e inefficiente, nel secondo la contrarietà nei confronti delle azioni brutali della polizia. Sono però entrambe proteste accelerate dalle difficoltà derivanti dal virus e molto probabilmente non saranno le ultime. In Cile, ad esempio, dove già lo scorso anno c’era stata una serie prolungata di proteste, motivate dalla crescente ineguaglianza sociale, sono riprese le proteste, alla vigilia di un importante referendum che dovrebbe cambiare la costituzione che data al 1973, gli anni di Pinochet. In Italia, a Napoli, l’istituzione di una serie di misure restrittive a livello regionale, ha scatenato la rabbia di diverse centinaia di persone che sono scese in piazza per protestare contro queste misure che rappresentano un rischio molto serio per l’economia locale. Le proteste sono presto diventate violente, anche a causa dell’intromissione di personaggi legati all’estremismo di destra e alla mafia locale, diventando quindi oggetto di condanna e repressione. Tali proteste, però, rappresentano la manifestazione di un sentimento popolare che ha accettato di buon grado il lockdown nazionale imposto a marzo, ma si oppone con forza all’introduzione di una seconda serie di misure restrittive.

La risposta di Google alle accuse di posizione dominante

E’ battaglia finale anche tra stato e tecnologia, o meglio tra stato e aziende del settore tecnologico. Queste ultime erano già da tempo nel mirino delle autorità europee, in quanto accusate di ricorrere a regimi fiscali privilegiati a fronte di ricavi stratosferici. La volontà europea di legiferare in maniera più precisa lo status di queste aziende tecnologiche aveva già condotto ad una serie di contestazioni tra le due sponde dell’Atlantico: l’amministrazione Trump vedeva nelle decisioni europee la volontà di bloccare l’espansione economica di aziende americane, a favore della nascita di competiror europei. Ma il potere che Big Tech ha ormai acquisito è evidente, L’Antitrust americano ha accusato Google di abusare della sua posizione dominante nel settore dei motori di ricerca, dove mantiene la sua leadership ricorrendo ad una serie di accordi commerciali scorretti: ad esempio nei software Android  le applicazioni di ricerca di Google sono preinstallate e difficili da cancellare, così come Apple riceve milioni di dollari annualmente per mantenere sui suoi dispositivi il browser Safari, anch’esso prodotto di Google. Ma la battaglia con Big Tech non è confinata solo all’ambito tecnologico, ma anche a quello politico: la gestione della campagna elettorale presidenziale USA, con Facebook e Twitter impegnate ad evitare il diffondersi di fake news e disinformazione, ha generato un diffuso sospetto circa la reale neutralità di queste operazioni.

Trump e il Sudan

E’ battaglia finale soprattutto negli Stati Uniti stretti nella morsa del coronavirus, dove si è arrivati alla resa dei conti di una campagna elettorale che si fa ogni giorno sempre più insidiosa e incerta. I due candidati alla presidenza Trump e Biden si sono incontrati il 22 sera per il secondo ed ultimo dibattito dal vivo e ne è venuto fuori un quadro contrastante, con entrambi i contendenti a battere sulle solite tematiche, benché stavolta Biden sia sembrato un po’ più in difficoltà rispetto ai precedenti incontri. Probabilmente questi dibattiti non influiranno molto sull’esito finale del voto, laddove i sondaggi danno un Biden in netto vantaggio sul dato nazionale, mentre gli ormai storicamente decisivi swing states restano in bilico. Ma Trump, che nel corso del dibattito non è riuscito a spostare l’attenzione sulla politica estera, ha in serbo ancora diverse sorprese, quando mancano dieci giorni circa al fatidico 3 novembre. Intanto, ha annunciato uno storico accordo riguardo al Sudan, da tempo immemore nella lista dei paesi sponsor del terrorismo, in quanto sede dei primordi operativi dell’ex nemico pubblico numero 1 Osama bin Laden. L’accordo prevede, in cambio della cancellazione del Sudan dalla lista prima citata e della concessione di qualche fondo, un risarcimento da parte delle autorità sudanesi a tutte le vittime americane di attentati, nonché, cosa fondamentale per Donald Trump, il riconoscimento formale di Israele. E’ un accordo storico, Trump ne ha annunciati altri, che aggiunge il Sudan a Bahrein e Emirati Arabi Uniti nella lista dei paesi che hanno riconosciuto Israele e stabilito rapporti diplomatici con esso, durante la controversa presidenza trumpiana. Sono accordi che smuovono il Medio Oriente, dopo anni di immobilismo, resta da capire solo in che direzione. Nel frattempo si vocifera anche del ripristino dello storico accordo sugli armamenti nucleari con la Russia…

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