Il Rinoceronte e il Cigno

Proscenio globale nel quale si dipanano politica, economia e strategia

Dopo un periodo di pausa piuttosto lungo nel corso del quale ho modificato alcune impostazioni del sito e rivisto le fonti che generalmente utilizzo per la redazione dei miei articoli, riprende il mio periodico appuntamento, nel quale esamino i principali accadimenti in ambito politico, economico e strategico della settimana appena trascorsa. Innanzitutto, ho cambiato il nome a questo mio racconto settimanale, che sarà inviato via email a chi si iscriverà alla newsletter, non più Back and Forth, bensì IL RINOCERONTE E IL CIGNO. La nuova denominazione si ispira a due figure introdotte nel dibattito economico-politico da due studiosi, Michele Wucker e Nassim Nicholas Taleb. La prima è una studiosa americana, di chiari origini europee, che ha pubblicato nel 2016 il libro “The Gray Rhino: how to recognize and act in the obvious dangers we ignore”, nel quale analizzava come l’uomo spesso trascuri, nel campo economico e politico, alcuni eventi minacciosi, dalle conseguenze importanti, nonostante la loro evidenza. Wucker ha definito questo tipo di eventi Gray Rhino, rinoceronti bianchi, trattandosi di evoluzioni non improvvise, bensì preannunciate da una serie di warning ed evidenze. Il concetto di cigno nero, in originale Black Swan è stato creato ed introdotto, con grande successo, dall’economista Nassim Nicholas Taleb che nel 2007 ha pubblicato il  libro “The Black Swan”. Col il termine di Black Swan, o cigno nero, vengono definiti quegli eventi di grande rilevanza e dalle estreme conseguenze, che arrivano improvvisi, con scarsissime se non nulle possibilità di previsione. Ovviamente, nel dibattito culturale economico e politico, dove entrambi i termini sono stati allo stesso tempo osteggiati e utilizzati ampiamente, c’è un continuo battibecco nel classificare determinati eventi nell’una o nell’altra categoria. Il caso più recente della diffusione del virus Covid-19 è stato inscritto subito nella categoria dei Cigni Neri, ovvero di un evento imprevedibile, per poi passare in quella dei rinoceronti bianchi, dato che c’erano stati numerosi warning sulla possibile diffusione di un virus. Nell’attesa che la questione venga meglio definita, in questo mio nuovo appuntamento settimanale mi occuperò di analizzare i fatti principali dello scenario globale, proprio per fornire gli strumenti giusti per capire cosa accadrà in seguito. Si comincia!

Viviamo in uno stato di perenne emergenza da oltre 6 mesi a causa della diffusione del virus Covid-19, almeno per quanto riguarda lo scenario europeo. Nel momento in cui la curva dei contagi era in netta diminuzione, favorita dalle condizioni climatiche e dai periodi di lockdown imposti dalle autorità governative, ecco che la minaccia si ripresenta e genera nuove preoccupazioni in vista dell’inizio dell’anno scolastico. Il virus non se ne è andato definitivamente, anzi è rimasto sotto traccia (è una condizione a cui ci dovremo abituare?) ed ora si sta ripresentando: Spagna, Francia, India, USA presentano numeri molto alti di contagiati, mentre l’Italia sembra mantenere un “accettabile” tasso di crescita, anche in virtù di un incremento notevole del numero dei tamponi giornalieri effettuati. La Spagna è stato il primo paese europeo ad oltrepassare la soglia psicologica dei 500 mila contagi, città di Madrid in testa, con le infezioni che riguardano principalmente i giovani, benché asintomatici.

Andamento dei casi di Covid-19 in Europa fino al 18 agosto

Dall’altro lato del pianete, precisamente in India, la situazione si aggrava ogni giorno di più e più in fretta. Ormai i casi registrati in India sono 4,6 milioni, cifra che la pone al secondo posto dei paesi più colpiti, subito dietro gli Stati Uniti di Donald Trump. I morti fatti registrare sin dall’inizio della pandemia sono oltre 77 mila ed il paese si sta avvicinando alla pericolosa cifra dei 100 mila contagio giornalieri

Andamento dei casi di Covid-19 in India

La gran parte degli analisti e studiosi è concorde nel ritenere che, oltre alle devastanti conseguenze sul sistema sanitario globale, questa pandemia porterà enormi cambiamenti nell’ambito economico, sociale e politico. Bisognerà porre attenzione, in modo particolare, a quelle crisi che giacciono latenti ed irrisolte da diversi anni e che il virus potrebbe condizionare, portandole a soluzione. A parte il successo del “cambiamento” radicale portato nell’ambito lavorativo dall’utilizzo massivo dello smart working è ancora presto per vedere gli effetti diretti ed indiretti derivanti dalla diffusione della pandemia. Gran parte delle crisi attuali sono preesistenti ed indipendenti dagli effetti diretti e/o indiretti della diffusione del virus.

Da alcune settimane in Bielorussia un numero sempre crescente di popolazione è scesa in piazza per protestare per la rielezione di Aleksander Lukashenko nelle recenti elezioni, per molti condotte in maniere fraudolente. E’ vero che a Lukashenko viene additata una gestione dell’emergenza coronavirus a dir poco imbarazzante, aveva sostenuto che per combattere l’infezione sarebbero bastate vodka e sauna, ma la causa principale delle proteste è il potere immarcescibile di Lukashenko, alla guida dell’ex repubblica sovietica dalla sua indipendenza. La situazione in Bielorussia è guardata con attenzione dalle cancellerie europee e statunitensi, con preoccupazione da quella moscovita. Lukashenko ha sempre mantenuto un atteggiamento ambivalente in politica estera, cercando di dimostrarsi neutrale nei confronti sia dell’ex madrepatria russa che dei corteggiamenti di Bruxelles che vorrebbe completare la sua espansione ad est. Negli corso della settimana appena trascorsa, una delle leader della protesta, Maria Kolesnikova è scomparsa, probabilmente arrestata dagli uomini della sicurezza bielorussa e trasportata in qualche prigione. La leader delle proteste e principale oppositrice di Lukashenko, Svetlana Tikhanovskaya, è da agosto fuggita in Lituania, da dove continua ad alimentare le proteste, certa di aver ottenuto lei la maggioranza dei voti alle scorse elezioni.

Ci sono crisi, soprattutto, che si trascinano da anni e alle quali sembra non ci possa essere mai soluzione. Una di queste è quella riguardante il controverso confine tra India e Cina, dove nel corso di questa settimana si è ripreso a sparare. Inutile stare a riepilogare le ragioni cartografiche dello scontro tra New Delhi e Pechino, perché, al netto delle diverse posizioni circa il confine comune, si tratta di uno scontro tra grande potenze, e più precisamente di una potenza ormai affermata, come la Cina, e di una in crescita, sempre molto lenta, che ha visto diminuire di molto i suoi spazi di manovra nel quadrante asiatico. Non a caso il premier indiano Narendra Modi ha impostato la sua politica su due fattori: da una parte un rinnovato nazionalismo basato sulla riaffermazione della componente indù, dall’altro un forte riavvicinamento agli USA.

L’andamento dell’indice VIX

Non c’è bisogno di aspettare tanto, invece, per intravedere i danni economici portati dalla crisi, i quali saranno di diversa entità a seconda dello scenario coinvolto. In Europa e Stati Uniti i massicci interventi di BCE e Fed stanno permettendo di “contenere” i danni, nella speranza che non ci sia una seconda ondata pari alla prima che vanifichi tutti gli sforzi fatti. E mentre le economie sviluppate riescono a contenere le difficoltà sociali attraverso massicci programmi redistributivi, le economia emergenti iniziano a pagare un grosso pegno. L’economia sudafricana, ad esempio, ha fatto registrare, nel secondo trimestre, un crollo dell’economia del 51% rispetto all’anno precedente, il peggior dato dal 1960. La seconda economia del continente africano è in crisi profonda, avendo fatto registrare quattro trimestri consecutivi negativi, ma i dati diffusi sono peggiori, e di molto, delle stime degli analisti. In situazioni difficili causate dalla svalutazione delle loro monete si trovano Sudan e Cuba, il primo costretto a dichiarare l’emergenza economia, il secondo ad effettuare la prima svalutazione della sua storia.

Euro vs Dollaro

Lo scenario globale vede ancora in rilievo la forte contrapposizione tra Stati Uniti e Cina, con i toni che diventano sempre più duri man mano che si avvicina la data delle elezioni presidenziali americane. Donald Trump, come era ampiamente prevedibile, ha individuato nell’opposizione alla CIna uno dei cavalli di battaglia della sua campagna presidenziale e sta incrementando gli attacchi nei confronti di Pechino. I contrasti si stanno svolgendo soprattutto in ambito commerciale, settore che gli USA hanno individuato come grimaldello per scardinare il complesso apparato statale cinese e costringerlo a scegliere più miti consigli. Continua imperterrita la guerra commerciale e gli USA potrebbe decidere a breve di boicottare la produzione di cotone cinese, sulla base di accuse di violazioni dei diritti umani, considerato che tale prodotto proviene principalmente dalla turbolenta regione dello Xinjiang. E’ una mossa controversa che potrebbe mettere in crisi il settore dell’abbigliamento, molto dipendente dal cotone cinese proveniente dallo Xinjiang, ma dà il senso del livello dello scontro a cui si è giunti.

Anche Mulan, l’ultimo film della Disney, è finito nelle polemiche

Dal settore commerciale a quello tecnologico il passo è breve, ed è lì che gli USA hanno concentrato ulteriormente i loro sforzi. Dopo il bando totale a Huawei, è ora la volta di Tik Tok, la popolare app social di condivisione molto diffusa tra i giovani a livello globale. L’amministrazione USA, preoccupata dall’enorme possesso di dati di utenti americani della casa produttrice di Tik Tok, ovvero la cinese Bytedance, e dall’eventuale uso che potrebbe farne, ha imposto l’acquisto della parte americana quale precondizione per continuare ad operare nel paese. Questo ordine ha ovviamente attirato gli strali del governo cinese e dei proprietari della popolare app, ma martedì scade il termine per l’acquisto e un ulteriore scontro Washington-Pechino è in vista.

La visione di Ruchir Sharma

In tutto questo bailamme strategico, in cui la Russia di Vladimir Putin deve affrontare il problema Bielorussia ai suoi confini, Stati Uniti e Cina sono impegnati in una guerra commerciale-tecnologica senza esclusione di colpi, la Germania si afferma sempre più come un attore globale, non più confinata al quadrante centro europeo. Dopo aver contrastato efficacemente la minaccia Covid e presentato propositi di una rinnovata crescita economica nel breve termine, si sta imponendo sempre più anche del punto di vista diplomatico. Ed ora, dopo aver affrontato efficacemente la minaccia Covid, “spaventa” il mondo con propositi di una ritrovata crescita economica nel breve termine.

Categorie:Political Risk

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