Nuova Zelanda, first in first out

Lo scorso 8 giungo la Nuova Zelanda ha comunicato, prima tra i paesi più rilevanti, che non ha più nuovi casi di Covid-19 da 17 giorni e che anche l’ultima persona ricoverata è stata dimessa. La Nuova Zelanda è stato uno dei paesi che ha introdotto le misure più restrittive per affrontare l’emergenza coronavirus, probabilmente per difendere la sua insularità. Subito dopo la premier Jacinda Ardern ha comunicato che, dopo 75 giorni, verranno eliminate tutte le restrizioni e le regole di distanziamento sociale, mentre rimarranno attivi i controlli alle frontiere. In realtà, anche in questo ambito, la Nuova Zelanda era stata pioniera, poiché aveva stabilito con la vicina Australia degli accordi che permettessero contatti e viaggi tra le due nazioni, quelle che poi sarebbero state definite “travel bubble”. La crisi legata alla diffusione del virus, che in Nuova Zelanda ha causato “solo” 22 morti, ha aumentato il consenso generale per la premier Ardern, effetto rally around the flag visibile un po’ dovunque, rendendo probabile la sua rielezione nelle prossime elezioni parlamentari che si svolgeranno a settembre 2020. Ma la crisi ha, in realtà, dimostrato le capacità di Jacinda Ardern, una dei leader con il più alto consenso al mondo, premier donna che dopo l’elezione nel 2017 ha affrontato anche una gravidanza, che non è mai ricorsa al terrorismo mediatico, ma ha sempre mantenuto un atteggiamento molto pragmatico. La connotazione insulare della Nuova Zelanda pone dei forti limiti all’espansione economica del paese che in definitiva può contare su un’importante attività turistica, ma allo stesso tempo la rende fortemente dipendente dalle importazioni. La presenza e l’integrazione nel quadrante asiatico hanno permesso al paese di beneficiare del generale benessere che quest’area ha affrontato nel nuovo millennio, anche se il paese deve sempre più difendersi da una eccessiva presenza cinese, per ora manifestatasi attraverso investimenti forti da parte di Pechino. Settore importante è quello agricolo da cui il paese finisce per dipendere eccessivamente.

La valutazione della Nuova Zelanda è generalmente molto positiva.

La società Credendo considera minimo, se non inesistente, ogni tipo di rischio riferito al paese

La valutazione di COFACE sottolinea il positivo business climate e lo scarso rischio politico.

SACE rende la Nuova Zelanda un paese con il quale è consigliato fare affari.

Simile a quello di SACE è la valutazione di Euler Hermes con un basso rischio per le imprese.

Il Political Risk Evaluation Index di P-risks classifica la Nuova Zelanda al 7^ posto, tra i No-Risk country. La Nuova Zelanda presenta ottimi parametri in ognuno dei 22 indici utilizzati per il PREI, soprattutto,per quanto riguarda l’ambito politico e sociale. La sua condizione di insularità e lo scarso Soft Power la tengono in posizione defilata rispetto ai principali canali globali, ma l’appeal che la sua premier Jacinda Ardern indubbiamente possiede possl’ho colmare, anche se solo in parte, questo gap.

Categorie:Political Risk

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