Back and forth #4

Guardare indietro per andare avanti…

I giorni difficili del virus Covid-19 sembrano ormai un lontano ricordo e, un pò dovunque nell’emisfero boreale si comincia a ragionare di ripresa in toto delle attività e anche di riaperture dei confini. Secondo la John Hopkins University, global covid-19 case tracker, ad oggi i contagiati sono oltre 5 milioni e 300 mila, mentre i morti sono oltre 342 mila. Alla testa di questa orrenda classifica ci sono sempre gli Stati Uniti che si apprestano a raggiungere quota 100 mila morti, di cui 29 mila nella sola New York, mentre in Europa primeggia la Gran Bretagna. Ho parlato in precedenza di emisfero boreale, perché preoccupa molto la situazione nell’emisfero australe, in particolare nel Sud America che sembra diventato il nuovo fronte del virus. Preoccupa, in particolare la situazione del Brasile che ha già oltrepassato i 300 mila casi complessivi ed i 20 mila morti: la sottovalutazione dell’emergenza da parte del presidente Jair Bolsonaro è stato un fattore chiave nell’avanzata del virus.

Global Covid cases

Intanto, come dicevo, si comincia a pianificare la riapertura dei confini. Alcuni stati vicini e legati da rapporti culturali forti hanno deciso di creare delle aree definite “travel bubble”, ovvero delle aperture delle frontiere reciproche, ma non verso altri. La settimana scorsa è stata annunciata una travel bubble tra Australia e Nuova Zelanda, così come anche i paesi Baltici hanno adottato una soluzione simile. Questa settimana potrebbe essere la volta dei paesi europei, con alcune travel bubble già programmate, ed altre che potrebbero nascere da accordi reciproci: non sembra il caso, invece, del confine tra gli stati dell’America del Nord, i cui confini reciproci rimarranno chiusi fino al 21 giugno. Dagli Stati Uniti, però, arriva anche una buona notizia: la società biotech Moderna ha annunciato che i primi test di un vaccino ani-Covid, effettuati sull’uomo, hanno dati risultati incoraggianti.

Ma questa è stata una settimana importante, l’ennesima, anche per l’Unione Europea. Francia e Germania hanno proposto un piano congiunto per affrontare l’emergenza Covid-19: si tratta di un fondo di 500 miliardi di euro, un prestito che nasce dall’emissione di debito sul mercato e che sarà destinato ai paesi che hanno sofferto maggiormente la crisi. La proposta franco-tedesca, salutata da tutti come la risoluzione finale del problema, ha incontrato l’ostilità dei quattro paesi definiti “frugali”, ovvero Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia, che non vogliono una mutualizzazione del debito ed un aumento sconsiderato del budget comunitario. Se ne continuerà a parlare la prossima settimana e il dialogo sarà tutt’altro che semplice.

Rischio o Risiko politico?

Il ritorno ad una “normalità programmata” fa riapparire crisi che erano state dimenticata a causa dell’emergenza virus. E’ il caso della Cina che, dopo aver annunciato l’obiettivo del contagio zero, si è buttata a capofitto nelle questioni politiche irrisolte che la riguardano: Taiwan e Hong Kong. Con Taiwan lo scontro si è consumato in seno alla tanto vituperata Organizzazione Mondiale della Sanità, laddove molti paesi occidentali vorrebbero un pieno riconoscimento per Taipei, soprattutto in considerazione dell’ottima gestione del virus. Come è facile prevedere tale riconoscimento in seno all’OMS è osteggiato fortemente da Pechino, che ha dichiarato che la riunificazione è oramai inevitabile. Per quanto riguarda l’altro punto caldo cinese, ovvero Hong Kong, Pechino è intenzionata a porre fine alla gestione condivisa, rinchiusa sotto la sigla “un paese, due sistemi” ed ha annunciato l’introduzione di misure di sicurezza più restrittive che impediscano la seri di proteste verificatesi negli ultimi due anni.

Altra crisi che era stata accantonata e dimenticata, ed è magicamente riapparsa, riguarda il Medio Oriente e l’ostilità tra Israele e Iran. La Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, ha ripreso ad attaccare Israele, definendolo un tumore da estirpare, ed ha promesso sostegno economico e militare all’intifada palestinese. Le dichiarazioni iraniane hanno suscitato lo sdegno di diverse cancellerei occidentali, proprio mentre in Israele entrava in carica il nuovo governo nato dal compromesso tra i due rivali Benjamin Natanyahu e Benny Gantz. Natanyahu dovrà ora affrontare una serie di problemi: la minaccia iraniana, una crisi politica che dura da 500 giorni, il suo processo per corruzione.

Un’economia omnicomprensiva

Ripartiamo dai dati. Le vendite di auto sono crollate del 76% in Europa nel mese di aprile, dopo il già drammatico -55% di marzo, a causa degli effetti delle misure di lockdown intraprese dai vari stati. Italia e Spagna hanno visto i cali peggiori, rispettivamente -97.6% e -96.5%, con la Francia attestatasi all’88.8%, mentre la Germania ha fatto registrare un dato del -61.1%: al netto delle differenze intraeuropee, non credo ci sia bisogno di rimarcare quale sia l’importanza del settore auto per Berlino. Un pò di respiro arriva del Purchasing Manager’s Index che ha fatto registrare a maggio un dato di 30.5, molto superiore al 13.6 di aprile, benché non cancelli le paure di una imminente recessione economica. Non va molto meglio la situazione in Gran Bretagna, dove le richieste di sussidi di disoccupazione, nel mese di aprile, sono aumentati del 70%, il che conduce i numero totale dei disoccupati a superare i 3 milioni. Non aiuta, in questo senso, la dichiarazione della Rolls Royce di voler tagliare 9.000 posti di lavoro.

In questo clima di incertezza economica globale, si muovono con difficoltà alcuni stati. La Banca Centrale turca, nel tentativo di rinforzare la propria moneta, ha deciso di tagliare i tassi di interesse di 50 punti base, abbassando il proprio tasso principale da 8.75% a 8.25%. E’ l’ennesimo ribasso in un ciclo che ha portato i tassi di interesse dal 24% all’attuale 8.25%, ma per diversi analisti non è ancora il livello ottimale. E’ un’operazione che ha fatto, seppur inaspettatamente, anche la Banca Centrale indiana che ha tagliato, per la seconda volta nel corso di quest’anno, i propri tassi di riferimento di 40 punti base, portandoli da 4,40% a 4%. Non sembrano riuscire a venir fuori da crisi oramai endemiche Libano e Argentina: nel primo caso la crisi finanziaria porta con sé anche una crisi alimentare, nella seconda lo spettro dell’ennesimo default della sua storia è diventato certezza.

Una menzione a parte merita la richiesta di bancarotta, il famigerato Chapter 11, per il gigante dell’autonoleggio Hertz. Un marchio storico, presente da più di 100 anni sul mercato, si appresta a chiudere le sue attività negli USA e in Canada, a causa dei danni provocato dalla diffusione del virus e dall’incertezza sul futuro.

Futuro di scontro o di cooperazione?

Sullo sfondo della battaglia quotidiana e globale contro il virus Covid-19, si agita sempre più la contesa tra Stati Uniti e Cina. La contesa, che alcuni hanno già etichettato come una nuova guerra fredda, è totale, su ogni settore, con l’ambito militare in secondo piano, probabilmente perché Pechino è cosciente di avere un gap enorme da colmare rispetto a Washington. E’ evidente che con l’approssimarsi dell’appuntamento elettorale statunitense lo scontro strategico aumenterà sensibilmente, data la necessità dei due contendenti alla presidenza di inserire nel dibattito politico, ovviamente, le responsabilità cinesi sulla diffusione del virus nel mondo e le eventuali mosse da intraprendere. L’opposizione statunitense a Huawei e ad altri player cinesi del settore tecnologico è solo un aspetto del confronto in ambito tecnologico che potrebbe condurre ad una tech race che garantirebbe il predominio globale al vincitore. La corsa principale si giocherà principalmente sullo sviluppo dell’intelligenza Artificiale e le sue applicazioni, ritenuto un vero e proprio game changer globale.

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