Back and forth #3

Guardare indietro per andare avanti…

La diffusione del virus Covid-19 continua a rallentare in Europa e negli Stati Uniti, mentre in Russia, nel corso di quest settimana, i casi sono aumentati al ritmo di 10mila al giorno, tra i quali anche il portavoce del presidente Putin, Dimitry Peskov. Secondo la John Hopkins University, global covid-19 case tracker, ad oggi i contagiati sono oltre 4 milioni e mezzo, mentre i morti sono oltre 307 mila. Alla testa di questa orrenda classifica ci sono sempre gli Stati Uniti che hanno sfondato quota 87 mila morti, di cui oltre 27 mila nella sola New York, mentre in Europa primeggia la Gran Bretagna. In Cina, dove tutto è cominciato, si è registrato un nuovo focolaio di casi nella città nord orientale di Jinin, dove è stato imposto il lockdown. Nei sei paesi del Golfo c’è stato un aumento importante dei casi che hanno raggiunto quota 100 mila, anche se i decessi sono sotto quota 600. Difficile anche la situazione in America Latina, in particolare in Cile dove c’è stata un’esplosione di casi che ha costretto il governo ad imporre misure restrittive nell’area della capitale Santiago. La soluzione definitiva per il virus non sembra, però, molto vicina: il Capo della European Medicine Agency, Marco Cavaleri, ha dichiarato che in uno scenario ottimistico il vaccino potrebbe essere pronto in un anno. Nel frattempo, negoziatori europei e britannici hanno ultimato il loro terzo round di incontri per definire i rapporti commerciali post-Brexit: gli incontri sono stati definiti inconcludenti dal negoziatore europeo Michel Barnier.

Rischio o Risiko politico?

In Brasile continua la crisi di consensi per il presidente Jair Bolsonaro, reo di aver sottovalutato la crisi legata alla diffusione del virus Covid-19 nel suo paese, dove oramai le vittime accertate sono oltre 11 mila. Secondo un recente sondaggio sono in crescita coloro che ritengono sbagliata la gestione dell’emergenza da parte del presidente Bolsonaro, il cui tasso di approvazione è sceso al 39%, mentre è molto alta la considerazione per il lavoro dei governatori, che hanno avuto un atteggiamento più restrittivo. In segno di protesta per le decisioni intraprese da Bolsonaro per la gestione dell’emergenza, si è dimesso il ministro delle salute Nelson Teich, accusato dal presidente di essere troppo timido riguardo alla riapertura delle attività. Alla pessima gestione dell’emergenza, si è aggiunta negli ultimi giorni la diffusione di un video che attesterebbe la volontà di Bolsonaro di voler rimuovere il capo della polizia di Rio de Janeiro perché stava investigando membri della sua famiglia. Toccherà adesso al procuratore generale effettuare una disamina della video registrazione e valutare la validità dell’accusa nei confronti di Bolsonaro di aver ostruito la giustizia e abusato del suo potere.Il tutto potrebbe condurre ad una accusa di impeachment nei confronti del presidente, facendo rivivere ai brasiliani le stesse scene avvenute con la presidente Rousseff.

Non se la passa bene nemmeno Thomas Thabane, primo ministro del piccolo stato africano del Lesotho, il quale ha annunciato, dopo numerose resistenze, che mercoledì 20 maggio rassegnerà le sue dimissioni. L’82 enne ormai ex-primo ministro è accusato, insieme all’attuale moglie, di aver organizzato l’omicidio della sua ex-moglie. L’omicidio è avvenuto due giorni prima che Thabane iniziasse il suo mandato da primo ministro, ed è legato, probabilmente, a problemi riguardanti la causa di separazione. Il posto di Thabane sarà temporaneamente preso dal ministro delle finanze, Moeketsi Majoro.

Sul fronte proteste popolari restano da tenere d’occhio alcune situazioni che potrebbero protrarsi a lungo e generare ulteriori difficoltà politiche. In Iraq, subito dopo la nomina del nuovo primo ministro Mustaf al-Khadimi, si sono susseguite le proteste popolari, soprattutto nella capitale Baghdad, per chiedere al governo migliori condizioni di vita ed il rilascio delle persone arrestate nel corso delle precedenti manifestazioni. Ad Hong Kong, dopo le settimane di lockdown, sono ritornati a protestare i manifestanti pro-democrazia, con le autorità di polizia che hanno arrestato oltre 200 persone, tra le quali diversi ragazzi di 12 anni. Particolarmente interessanti le proteste che si sono verificate in alcune città della Germania, contro le misure restrittive intraprese dal governo per affrontare l’emergenza Covid-19. A detta di molti la Germania è il paese che meglio di tutti ha saputo affrontare questa pandemia, ma le manifestazioni viste a Berlino, Monaco, Stoccarda erano contrassegnate dalla folta presenza di elementi della destra tedesca.

Un’economia omnicomprensiva

Ripartiamo dai dati occupazionali statunitensi. Le richieste di sussidi di disoccupazione, questa settimana, sono state poco meno di 3 milioni, portando il totale complessivo legato alla crisi Covid-19 ad oltre 36 milioni, la più grande perdita nella storia USA. Non se la passano meglio i cugini inglesi la cui economia, nel mese di marzo, ha fatto registrare un crollo del 5,8%, che secondo le previsioni potrebbe portare il dato del PIL del secondo trimestre a – 25%. Le cose vanno un pò meglio in Germania, dove l’economia ha fatto registrare un -2,2%(q/q) nel primo trimestre 2020, in linea con le previsioni degli analisti, i quali prevedono per il secondo quarto un crollo del 10%.

Sul fronte economico globale resta sempre molto difficile la posizione della Cina, da più parti vista come l’unica responsabile di questa pandemia, a causa degli atteggiamenti poco chiari avuti all’inizio della diffusione del virus. Il principale accusatore della Cina sono gli Stati Uniti di Donald Trump, principalmente per motivi di opportunismo politico, data la sottovalutazione iniziale della faccenda: ma Pechino era già finita sotto il tiro di Washington per la questione delle guerre commerciali. Nel tentativo di ammorbidire la posizione statunitense la Cina ha annunciato alcune agevolazioni tariffarie per 79 prodotti made in USA, ma Trump non sembra molto convinto.

E’ passata un pò sotto traccia, ma merita una riflessione, l’annuncio delle dimissioni del Direttore Generale del WTO, l’organizzazione mondiale del commercio, Roberto Azevedo, un anno prima del termine effettivo del suo incarico. La sua decisione giunge in un periodo delicato per l’organizzazione, accusata di essere stata sostanzialmente bloccata dall’ostruzionismo statunitense che l’aveva definito come un organismo scorretto e ineguale, impedendo la nomina dei giudici necessari per l’Appellate Body. Sarà necessario, ora, promuovere la nomina di una personalità di rilievo che sappia comporre le numerose controversie esistenti in ambito commerciale, tenuto conto che ci aspettano tempi molto difficili.

Futuro di scontro o di cooperazione?

Mentre il mondo continua a cercare affannosamente una soluzione definitiva all’emergenza Covid-19, sullo sfondo di una nuova guerra fredda tra Stati Uniti e CIna, si cerca di immaginare anche come sarà il futuro. Innanzitutto come sarà la ripresa? Ormai le previsioni si sprecano e molti sono concorsi nel ritenere che si balla tra due modelli: ripresa a V, ovvero forte recessione seguita da un altrettanto forte rimbalzo, ripresa a U, recessione seguita da una ripresa più morbida, oppure ripresa a L, ovvero forte recessione seguita da stagnazione. Alcuni analisti stanno, invece, propugnando l’ipotesi di una crescita a Swoosh, richiamando il celebre logo della Nike, ovvero una forte recessione seguita da una crescita costante ma asfittica per diversi anni. L’eccessiva fretta nel voler riaprire le economia nazionali dopo mesi di lockdown potrebbe, secondo alcuni, condurre ad una crescita a W, ovvero una forte recessione seguita da un’iniziale ripresa, interrotta subito dall’introduzione di frettolose misure di riapertura, nuova recessione e poi, nel caso, una nuova ripresa. E’ davvero difficile fare una previsione di come si svilupperà il nostro futuro economico, tenuto conto che non abbiamo ancora capito come funziona questo virus, nè quando e come avremo una cura efficace nei suoi confronti.

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