Back and forth #2

Guardare indietro per andare avanti…

La diffusione del virus Covid-19 continua a rallentare in Europa e negli Stati Uniti, mentre fa registrare un preoccupante aumento in Russia e in alcuni paesi dell’Africa. Secondo la John Hopkins University, global covid tracker, ad oggi i contagiati sono oltre 3.940.000, mentre i morti sono oltre 275 mila. Alla testa di questa orrenda classifica ci sono sempre gli Stati Uniti che hanno fatto sfondato quota 77 mila morti, di cui quasi 27 mila a New York, mentre in Europa la Gran Bretagna ha oltrepassato l’Italia. In Asia, la regione dove l’emergenza è nata e che sembrava essere fuori dalla crisi ormai, i contagiati hanno raggiunto quota 250 mila ed i decessi 10 mila, ma il ritmo di crescita rimane comunque più basso che in Europa. La settimana appena trascorsa, però, ha visto esplodere come una bomba, sui mercati e sulla politica internazionale, la sentenza dell’ Alta Corte tedesca di Karlsruhe che ha messo in questione le misure di Quantitative Easing intraprese dalla Banca Centrale Europea negli anni dal 2015 al 2018, e che si apprestano a ripetersi per affrontare l’emergenza Coivd-19. Secondo la corte tedesca le misure in argomento non hanno rispettato il criterio della proporzionalità, mentre la BCE si è spinta oltre il suo mandato: Francoforte ha immediatamente rimandato al mittente le accuse e ora ha tre mesi di tempo per fornire una risposta dettagliata ai rilievi mossi da Karlsruhe.

Rischio o Risiko politico?

Sul fronte politico ritorniamo al continente latinoamericano, dove la pessima gestione dell’emergenza Covid-19 da parte del presidente Jair Bolsonaro gli sta causando enormi problemi politici, ma anche dove l’altro gigante dell’America del Sud, ovvero l’Argentina, si ritrova ad affrontare nuovamente il problema del debito. La crisi legata all’emergenza Covid-19 ha peggiorato ulteriormente la situazione economica del paese, che ora si appresta ad affrontare il suo terzo default della storia recente. Il governo di centro-sinistra di Alberto Fernandez, eletto solo sette mesi fa, ha comunicato di non essere in grado di pagare le sue obbligazioni nei confronti dei creditori internazionali, a causa dell’aumento delle spese sanitari e dei sussidi concessi ad una popolazione sempre più in difficoltà per l’inflazione crescente e a rischio povertà. Si cerca una soluzione, ma il governo argentino non sembra in grado di pagare la tranche di 500 milioni di dollari in scadenza il prossimo 22 maggio.

In Medio Oriente due paesi sembrano, invece, aver trovato la strada per la risoluzione dei problemi politici di questi mesi. Dopo un periodo di stallo durato oltre un anno, la crisi pandemica h sbloccato la situazione anche in Israele, dove Benjamin Netanyahu ha ottenuto l’incarico di formare un governo. S tratterebbe di un governo di coalizione con il rivale di centro Benny Gantz, sulla base di un accordo che permetterebbe ad entrambi di alternarsi alla guida del paese, per un periodo di 18 mesi. La situazione di stallo è stata, in realtà, sbloccata dalla sentenza della Corte Suprema israeliana che ha sancito la possibilità di Netanyahu di poter guidare il paese, nonostante su di lui penda un’accusa di corruzione. Si è sbloccata la situazione di stallo anche in Iraq, dove dopo sei mesi di contrattazioni Mustafa al-Kadhimi è stato nominato per la carica di Primo MInistro. Dovrà adesso trovare un accordo politico per garantire l’approvazione dei propri membri del governo e cercare di dare tranquillità al paese.

Un’economia omnicomprensiva

Dopo i dati tremendi della scorsa settimana circa i danni portati alle economie nazionali dall’emergenza Covid-19, questa settimana è stata la Commissione Europea ad aumentare l’apprensione con le sue stime di crescita che prevedono una recessione economica di proporzioni storiche per il 2020. Secondo le stime fornite dal Commissario agli Affari Economici Paolo Gentiloni, l’Unione Europea farà registrare un calo dell’economia del 7.4%, aumentato al 7.7% per i 19 paesi dell’area Euro, con una disoccupazione che dovrebbe salire al 9%. La preoccupazione principale, però, è che la recessione colpirà i singoli paesi in maniera differente, andando a peggiorare soprattutto quei paesi che hanno già situazioni economiche difficili, come Italia, Spagna e Grecia. La Commissione prevede anche una forte ripresa economica nel 2021, dove di dovrebbe registrare un +6.1%, ma il tutto è contrassegnato da una forte incertezza.

Non vanno meglio le cose dall’altro lato dell’Oceano Atlantico. Le richieste settimanali di disoccupazione hanno fatto registrare un dato nuovamente molto negativo pari a 3.17 milioni (3.05 atteso), portando il totale delle ultime sette settimane ad oltre 33 milioni di richieste di disoccupazione. Dal lato dell’offerta di aiuti all’economia per affrontare l’emergenza Covid-19, Washington ha promesso che immetterà altri 3mila miliardi di dollari nell’economia, nel secondo trimestre, una spesa enorme che, però, aumenterà ulteriormente il debito pubblico statunitense, ormai giunto a quota 25 mila miliardi di dollari.

Con riferimento a specifici settori, quello dell’auto desta enormi preoccupazioni, soprattutto se riferito a due storici e importanti produttori come Germania e Gran Bretagna. Il business climate del settore auto in Germania ha fatto registrare un dato pari a -85.4 nel mese di aprile, il peggiore della sua storia, in caduta libera rispetto al -13.2 di marzo. In Gran Bretagna il dato delle vendite di auto ha mostrato una caduta storica, con soltanto 4.231 auto acquistate nel mese di aprile (erano oltre 160 mila nell’aprile 2019), il dato peggiore dal 1946. Quelli di Germania e Gran Bretagna sono due dati storici che testimoniano la sofferenza di un settore, come quello dei trasporti in generale, che sta soffrendo in maniere decisiva l’emergenza legata al Covid-19.

Futuro di scontro o di cooperazione?

Mentre gli stati continuano ad arrancare e a rincorrere il virus, la contesa globale tra Stati Uniti e CIna si fa sempre più aspra. Nel corso di questa settimana, il segretario di stato USA Mike Pompeo ha rivelato la presenza di prove schiaccianti circa la creazione del virus in laboratorio da parte dei cinesi, e quindi la loro responsabilità diretta nella diffusione del pandemia. La controparte cinese ovviamente nega, sottolineando tutti gli errori di Washington nella gestione della pandemia, ma secondo diversi analisti l’emergenza Covid-19 avrebbe accelerato la nascita di una nuova guerra fredda, con protagonista questa volta la Cina al posto della Russia. La contrapposizione tra Stati Uniti e Cina è diventata la preoccupazione n.1 di molti analisti di mercato ed esperti della relazioni internazionali.

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