Sostiene Forchielli

In questi giorni di tremenda confusione e paura per le conseguenze derivanti dalla diffusione del coronavirus, una delle attività più ricorrenti di analisti e osservatori della politica e dell’economia contemporanea è quello di immaginare il dopo. Al riguardo, ho ascoltato con molto interesse un podcast prodotto da Alberto Forchielli e Fabio Scacciavillani, intitolato Inglorius Globastards. Nell’ultimo episodio di questa collaborazione i due si sono cimentati nell’immaginare come sarà il mondo post coronavirus e ho trovato molti spunti interessanti. Innanzitutto la conferma che, come accaduto in altri periodi di crisi, ci sarà la riaffermazione del Governo/Politica sulla Finanza: gli apparati statali chiederanno conto, un po’ come fatto nel post crisi 2008, degli interventi di salvataggio e sostegno messi in campo e vorranno la scena tutta per sé. La certezza di Forchielli/Scacciavillani è che ad uscire bene da questa crisi saranno i sistemi paesi più forti, più coesi (Giappone, Corea del Sud, Singapore, Hong Kong, Germania, Australia); rimane il dubbio sulla Cina, sulla quale, secondo Scacciavillani, rimarrà indelebile il marchio “infame” di aver scatenato tutto questo. L’incapacità di affrontare questa crisi potrebbe portare alcune democrazie a “shiftare” verso sistemi più “forti”: premesso che i nazionalismi sono in crescita già da tempo, questo movimento tettonico generato dal coronavirus potrebbe spingere le persone a chiedere governi più effettivi, più decisionali. Chi esce da assoluto vincitore di questa crisi sono Scienza e Tecnologia, con la prima che riconquista il posto che si merita, riportando nelle loro camerette anonime i vari anti-vax, terrapiattisti e complottisti vari, e la seconda che assurge a dominus incontrastato del nostro futuro. Leggero accenno di Forchielli anche al social distancing, pratica che secondo lui durerà anche nel post-crisi. Non sono convinto di questo: sicuramente questa emergenza sanitaria ha aumentato quel senso di sospetto verso l’altro che era già in discreto trend ascensionale, ma l’uomo è un animale sociale, che necessita del contatto e, come dice Scacciavillani, trovato il vaccino torneremo nuovamente ad amare le relazioni, e a sentirci di nuovo invincibili. Un trend che si sta già affermando adesso e che, anche secondo il mio punto di vista, proseguirà nel futuro, riguarderà il mondo dell’online: useremo di più acquisti online, e-learning, smart working e tutte le derivazioni che ne verranno fuori, cosa che, opinione personale, potrebbe spingerci a cambiare anche le nostre abitudini immobiliari. Dato che vogliamo stare più tempo in casa, tanto vale prendere una casa più grande, invece di essere confinati nei nostri microscopici appartamenti (una “smart room” per lavorare da casa, una stanza con attrezzi per fare attività fisica, un’altra magari dotata di alcune attrezzature sanitarie che permetteranno di curarsi da casa, ecc. ecc.). La logistica, poi: supply chain più corte e considerevole aumento dei materiali considerati strategici. Gli enormi danni arrecati alla catena globale degli approvvigionamenti dall’ennesima pandemia proveniente da oriente (non si vuole colpevolizzare nessuno, ma tant’è), in realtà ancora da quantificare compiutamente, spingeranno molte aziende a ripensare la proprie produzione all’estero, soprattutto in paesi molto distanti e “indisciplinati” per alcuni aspetti. Di concerto con l’incremento delle spinte nazionalistiche in politica, è possibile un ritorno di fiamma per le produzioni nazionali, nel nostro caso anche l’affermazione di un Made in Italy che sia veramente e totalmente fatto in Italia. Corollario di questo ritorno al “nazionale”, ci sarà l’aumento dei prodotti e dei materiali considerati strategici, da “difendere”: il problema della produzione di mascherine e ventilatori, quasi totalmente delegato a paesi “altri”, è stato scoperto da questa crisi e potrebbe spingere il decisore politico ad ampliare le casistiche di ciò che ritiene strategico, rigenerando una produzione autoctona che soddisfi, almeno parzialmente, le necessità nazionali. Ed infine, avremo imparato qualcosa da questa emergenza? Forchielli prevede il fiorire di agenzie di prevenzione, alla stregua di quanto accadde negli USA post 9/11, quando fu istituito il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti d’America che Forchielli chiama agenzie di Disease Prevention. Credo sarebbe saggio istituirle, in considerazione del fatto che epidemie di un certo peso si verificano, più o meno, ogni dieci anni, però non alla maniera italiana…

Categorie:Global Thinking

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