Analisi paese: Serbia, un paese tutto proiettato verso la UE

La società di consulenza Credendo ha redatto un report che analizza la situazione della Serbia. Il nocciolo duro dell’ex Jugoslavia sta affrontando un periodo economico d’oro, con ottime performance di crescita e solidi fondamentali, sulla scorta dell’adozione del programma del Fondo Monetario Internazionale. La crescita del paese si basa su alcuni cardini: una solida domanda interna, fondata sul boom dei consumi interni e delle costruzioni, e livelli record di Investimenti Diretti Esteri (FDI). Per questo, la crescita economica si è dimostrata resiliente agli eventi globali, facendo registrare un+3,5% nel 2019 (4,3% nel 2018), con previsioni di crescita nel 2020 che dovrebbe attestarsi al 4% (emergenza coronavirus permettendo). Il deficit di bilancio è cresciuto negli ultimi due anni, ma dovrebbe intraprendere una traiettoria discendente nel prossimo futuro, a causa di una prevista diminuzione delle importazioni. La spinta verso una politica economica più attenta e coordinata deriva dalla volontà della Serbia di essere accolta all’interno dell’Unione Europea, un processo complicato che si dipana tra alti e bassi. Per raggiungere questo scopo il paese ha già soddisfatto i criteri economici avendo un rapporto deficit/PIL pari allo 0,5%, un rapporto debito/PIL pari al 50% nel 2019 (previsto al 40% nel 2024). Il momento economico performante ha consentito al paese di accedere agli Eurobonds, sostituendo così il suo costoso debito denominato in dollari.

Per quanto attiene all’ambito politico, oltre alla tormentata procedura di accesso alla UE, rimangono due problemi importanti da risolvere: la figura del presidente Alexander Vucic e il Kosovo. Vucic è stato oggetto, nel corso di questi anni, di numeroso proteste popolari che gli rinfacciano la scarsa lotta alla corruzione e l’eccessivo autoritarismo. Ma nello scenario politico serbo non ci sono figure rilevanti che lo possano contrastare, quindi, la rielezione di Vucic il prossimo 26 aprile è data per scontata. Per quanto attiene al riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, da tempo i leader dei due paesi, con il supporto della UE, stanno cercando una soluzione di compromesso che possa porre fine allo stallo politico in quest’area. Sullo sfondo c’è la presenza della Russia, ovviamente ostile alla perdita di un altro territorio storicamente nel suo cono d’ombra, a favore dello schieramento occidentale.

La valutazione di CREDENDO è, quindi, di 2/7 e 4/7 per il rischio politico a breve e medio termine, 3/7 e 3/7 per il rischio di violenza politica e di espropriazione, 4/7 per il rischio di inconvertibilità e restrizione ai trasferimenti.

Per quanto riguarda la valutazione di P-risks la Serbia è al 47esimo posto del Political Risk Evaluation Index, ovvero tra i paesi a rischio molto basso. Le buone performance economiche e la probabile conferma di Vucic alla presidenza, rappresentano un buon viatico per il futuro del paese. Un futuro che, molto probabilmente, si tingerà di azzurro e porterà il paese all’ingresso nella UE, con tutti i benefici che l’adesione al consesso europeo porta con se. Nonostante alcuni ostacoli da risolvere lungo questa strada, formuliamo outlook positivo.

Categorie:Political Risk

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