Focus elezioni: Irlanda e Azerbaigian

Due interessanti appuntamenti elettorali si sono svolti nel corso dell’ultimo fine settimana, le elezioni politiche in Irlanda e quelle in Azerbaigian. Due tipologie totalmente diverse nel significato e nelle modalità: da una parte una democrazia compiuta, l’Irlanda, in cui l’esito del voto potrebbe avere i suoi riverberi anche sul già tormentato processo di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, dall’altro un paese con scarsi, se non nulli, attributi democratici. L’esito delle elezioni irlandesi è stato più contorto di quanto ci si potesse aspettare, dato che il conteggio finale dei voti espressi ha attribuito una sostanziale parità tra i tre partiti principali dell’arco politico: su un’assemblea costituita da 160 seggi Fianna Fail ne ha ottenuti 38, Sinn Fein 37 e Fine Gael del primo ministro uscente Leo Varadkar solo 35. Il buon esito del voto ha spinto, sin dalle prime ore, la leader dello Sinn Fein, Mary Lou McDonald a reclamare la possibilità di formare un governo di minoranza con i partiti di sinistra, dato che sia Fine Gael che Fianna Fail hanno declinato ogni possibilità. Aldilà delle proposte politiche dei vari partiti, ciò che desta preoccupazione è il nazionalismo di Sin Fein che, approfittando della caotica Brexit, vorrebbe riproporre un desiderio antico, mai sopito, della riunificazione tra Irlanda e Irlanda del Nord. Il nuovo parlamento irlandese si riunirà il prossimo 20 febbraio, ma le vie di uscita a questo intreccio politico sono tutt’altro che scontate. Diverso, come dicevamo all’inizio, il discorso relativo alle elezioni parlamentari in Azerbaigian, dove al governo del paese c’è il presidente Ilham Aliyev da ormai 17 anni. Ad affermarsi è stato il partito del presidente, ovvero Yeni Azerbaijan (Nuovo Azerbaigian), che ha ottenuto 65 dei 125 seggi del parlamento unicamerale azero, lasciando quasi tutti i restanti seggi ad una pletora di partiti piccoli e indipendenti, legati al governo. La vittoria di Aliyev è stato accolta con enorme diffidenza dai pochi oppositori, i quali hanno denunciato numerosi brogli. Baku non si è mai allineata ad alcun gruppo regionale come l’Unione Europea o l’Unione Economica Eurasiatica, ma ha preferito bilanciare il proprio impegno tra Russia, Iran e Occidente. In questo periodo la crescente disoccupazione e gli scarsi benefici derivanti dall’industria del petrolio e del gas stavano generando un diffuso malcontento popolare, evento che ha spinto Aliyev ad anticipare la data delle elezioni di nove mesi.

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