Il commercio internazionale nell’epoca del terrorismo globale

Il Political Risk Evaluation Index (PREI) redatto da P-risks, ingloba nella sua valutazione del rischio politico dei paesi anche il Global Terrorism Index, redatto annualmente dall’Institute for Economics and Peace. La considerazione alla base di questa inclusione è che gli atti di terrorismo, in generale, influiscano in maniera negativa sul commercio e sulla stabilità degli stati. In nostro soccorso arriva un recente articolo prodotto dalla rivista Forbes che analizza i costi economici del terrorismo. Senza sminuire il valore delle perdite di vite umane, Forbes si concentra sulle perdite riguardanti il commercio internazionale. Ci sono, ovviamente, paesi che per una sorta di congiunzione storica sono più soggetti agli attentati terroristici e quindi scatenano la fuga degli investitori, che hanno paura di incorrere in perdite. Inoltre, molto spesso, la prima reazione dei governi al verificarsi dell’incidente, è quello di chiudere le frontiere e promulgare leggi restrittive, entrambi atti che scoraggiano il commercio. Gli attacchi dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti avrebbero causato, secondo gli ultimi report, danni economici per oltre 120 miliardi di dollari. L’impatto del terrorismo sulle relazioni reciproche tra paesi trova la sua migliore esemplificazione nei rapporti complicati tra India e Pakistan, paesi che condividono una linea di confine mai definita e, pertanto, molto turbolenta. Proprio a seguito di una serie di scontri al confine lungo la LOC, il governo indiano ha deciso di rimuovere lo status di nazione favorita al Pakistan: gli effetti sono stati evidenti da subito, dato che nel periodo da aprile ad ottobre 2019 le esportazioni indiane verso il Pakistan sono diminuite del 43,5%, mentre in senso inverso il calo è stato addirittura del 96,25%. Un report prodotto dal Milken Institute nel 2006 aveva addirittura calcolato che un attacco terroristico condotto in un determinato paese, in un determinato periodo, può causare una mancata crescita del PIL dello 0,57%, principalmente attribuibile alla diminuzione degli investimenti esteri diretti. L’edizione 2018 del Global Terrorism Index ha mostrato che in Afghanistan, il paese più colpito dal terrorismo, il costo economico di questa piaga è stato pari al 19,4% del PIL. I costi economici sono uno soltanto degli effetti indiretti degli atti terroristici, il cui scopo principale è quello di generare paura, terrore appunto. Ma alcuni recenti attentati terroristici sono stati pensati proprio con lo scopo di generare perdite economiche: è il caso dell’attacco con droni ai danni di alcune raffinerie saudite, che hanno generato perdite economiche non solo a livello locale, ovvero in Arabia Saudita, ma a livello globale, influenzando il prezzo del petrolio. È tempo che i governi inizino a pensare a questa evoluzione del terrorismo in chiave economica e ad individuare gli strumenti giusti per affrontarla.

Categorie:Political Risk

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