La Malesia per CREDENDO

La società CREDENDO ha recentemente migliorato le prospettive di rischio politico della Malesia. Il contesto politico è cambiato, secondo l’agenzia di valutazione con sede a Bruxelles, a partire dalle elezioni generali del maggio 2018 che hanno visto la sconfitta della coalizione Barisan Nasional (BN), da tempo immemore al potere, e la vittoria dell’opposizione. La coalizione Pakatan Harapan (PH), costituita da quattro partiti, ha ottenuto una piccola maggioranza dei seggi riseptto al BN e così il vecchio Mahathir Mohamad è diventato il nuovo premier del paese. Il premier uscente Najib ha pagato cara i diversi scandali nei quali è stato coinvolto nel corso della sua premiership, non ultimo quello riguardante il fondo 1Malaysia Development Berhad (1MDB). Ed infati sin dall’inizio del suo mandto Mahathir ha cercato di tagliare i ponti col passato, cancellando alcune riforme introdotte dal suo predecessore e cercando di agganciarsi al treno cinese della Belt and Road Initiative. Nonostante queste iniziative, soprattutto di facciata per marcare una diversità con il passato, Mahathir non sembra discostarsi molto dal suo predecessore, soprattutto per quanto riguarda la gestione delle differenze etniche, a cui si aggiungono le minacce perpetrate dai milizaini islamisti che agiscono nell’arcipelago.

Dal punto di vista economico il paese ha risentito degli effetti indiretti della trade war tra USA e Cina, ma è riuscito comunque a far registrare buone performances economiche grazie alla diversificazione delle esportazioni e ai robusti consumi interni. La crescita del PIL ha fatto registrare una media del +4.6% negli anni 2018-2019, mantenendo costanti sia le esportazioni che il deficit. Nonostante per il 2020 si prospetti una decelerazione dell’economia, l’outlook per il paese rimane positivo, nell’attesa che venga ratificato il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), l’accordo di libero commercio dei paesi ASEAN e Cina. In questo buon contesto di dati economici, le uniche

preoccupazioni vengono dal debito pubblico, attualmente attestato al 56% del PIL, ma che è dato in crescita nel prossimo futuro.

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