L’economia sudafricana e le ricette per la crescita

La situazione economica e politica del Sud Africa sta peggiorando sempre di più. L’elezione di Cyril Ramaphosa alla guida prima dell’African National Congress poi del paese, dopo i turbolenti e corrotti anni della presidenza di Jacob Zuma, sembravano aver riacceso l’entusiasmo popoalre. In

realtà, dopo l’elezione di Ramaphosa nel febbraio 2018, il Sud Africa è rimasto ingolfato tra debole crescita economica, peggioramento della situazione del debito e inefficienza delle aziende statali. Eppure negli anni 2000 il Sud Africa era entrato a forza tra i paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), ovvero quei paesi per i quali molti analisti prevedevano tassi di crescita economica elevati e consigliavano investimenti. Ma la scarsa performance istituzionale sudafricana ha fatto sì che il paese fosse il primo, insieme a Brasile e Russia, a deludere fortemente le aspettative. Recentemente sia il Fondo Monetario Internazionale (FMI) che Standard and Poor’s (S&P) hanno redatto report non proprio lusinghieri sul Sud Africa. Il report lanciato dal FMI lo scorso 25 novembre ha predetto che la crescita economica del paese continuerà ad essere asfittica e sotto la percentuale di crescita della popolazione per il sesto anno consecutivo: pertanto, con una bassa crescita del Pil pro capite e una scarsa creazione di nuovi posti di lavoro, l’aumento dell’età media lavorativa influirà negativamente su disoccupazione, povertà e ineguaglianza. Soltanto alcuni giorni prima era arrivato un altro pessimo giudizio da S&P che aveva declassato il rating del paese da stabile a negativo, sulla base di un aumento del peso del debito, deficit fiscale in aumento e basso crescita economica. L’agenzai di rating prevede per il 2020 una crescita dello 0.6%, al di sotto delle previsioni dell’1%, con una disoccupazione che balza al record del 29%. Oltre a questo quadro macroeconomico difficile, vi è anche l’aspetto dell’inefficienza delle aziende statali, in particolare quella delle utility ESKOM. L’inefficienza di queste aziende, relative soprattutto al settore dei servizi e trasporti, si trasforma in un costo ulteriore sia per chi vuole fare business che per lo Stato che deve continuamente supportarle finanziariamente. La ricetta del FMI per uscire da questa crisi richiede un’immediata riaffermazione della disciplina fiscale, la stabilizzazione del debito e il recupero delle aziende statali.

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