Tornate elettorali: Spagna e Romania

Le elezioni generali spagnole del 10 novembre si sono concluse, come ampiamente previsto dai sondaggi, con una vittoria del Partito Socialista (PSOE) guidato da Pedro Sanchez. Al secondo posto è arrivato il Partito Popolare (PP), mentre al terzo posto si è classificato Vox, partito di estrema destra. Nessuna delle forze ha ottenuto la maggioranza dei voti per governare, anzi, come ulteriormente previsto dai sondaggi, lo scenario politico si è fatto ancora più complicato di quanto fosse al termine delle elezioni dell’aprile scorso.

Il PSOE ha ottenuto 120 seggi sui 350 totali, ossia tre meno rispetto ad aprile, il PP ne ha conquistati 88 (+22 rispetto ad aprile), mentre VOX ha raggiunto quota 52 (+28). Da questa tornata escono fortemente sconfitti Ciudadanos e Podemos, mentre sono stati confermati i risultati dei partiti indipendentisti catalani. L’exploit più interessante di questa tornata elettorale è stato quello riguardante l’estrema destra di Vox, partito che ha più che raddoppiato i propri voti. Probabilmente, l’affermazione di Vox è dovuta alla chiara e netta posizione sulla questione catalana, riguardo alla quale tutti gli altri partiti sono sempre stati molto vaghi, soprattutto all’approssimarsi della scadenza elettorale. Il primo problema per i partiti che vorranno approcciarsi alla formazione del governo sarà proprio quello di prendere in considerazione la netta avanzata politica di Vox: ed infatti, proprio nelle ultime ore, PSOE e Podemos hanno trovato un accordo per la formazione di un governo che sappia contrastare questa affermazione. Dopodiché la prossima mossa dovrà essere quella di intraprendere un cammino deciso e coerente per risolvere la questione catalana, da troppo tempo lasciata alla mercé degli eventi.

Nell’altra tornata elettorale svoltasi domenica 12 novembre, le elezioni presidenziali di Romania, è stato il presidente uscente Klaus Iohannis ad ottenere la vittoria, circa il 37% dei voti espressi, mentre al secondo posto si è classificato il Primo Ministro uscente Viorica Dancila, con il 23%. I due dovranno ora affrontarsi al ballottaggio del prossimo 24 novembre, non avendo ottenuto la maggioranza assoluta dei voti. Iohannis, candidato indipendente sostenuto però dal Partito Nazionale Liberale (PNL), ha etichettato il risultato come un voto di protesta nei confronti del Partito Socialdemocratico (PSD), di cui Dancila è leader, che ha influenzato la politica rumena sin dalla caduta del comunismo, senza fare passi indietro neanche dinanzi alle ricorrenti accuse di corruzione. Queste elezioni sono state contraddistinte da una novità importante relativa ai votanti all’estero, ai quali sono stati concessi ben tre giorni per votare, cosa che ha permesso di quadruplicare il numero dei votanti rispetto alle precedenti elezioni presidenziali.

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