La Russia di Putin tra stabilità economica e scelte strategiche pericolose

In questo periodo di grandi incertezze economiche, la Russia è riuscita a conservare una certa dose di stabilità. Ciò attraverso una serie di riforme, introdotte a partire dal 2014, tra le quali l’aumento dell’IVA e la riforma delle pensioni. Come risultato di queste riforme la bilancia commerciale è in surplus, le riserve di moneta estera sono elevate, il debito esterno è basso ed il debito pubblico in rapporto al PIL è sotto il 20%. L’unico grosso rischio per le finanze pubbliche resta la forte dipendenza dagli introiti derivanti da petrolio e gas. La valuta nazionale, il rublo, è stabile e si è apprezzato notevolmente nell’ultimo anno, benché rimanga ancora fortemente vulnerabile agli shocks esterni. Subito dopo l’aumento dell’IVA dal 18% al 20% l’inflazione è aumentata leggermente, ma poi è ritornata nuovamente a scendere, consentendo alla Banca Centrale di tagliare i tassi di interesse.

In questo quadro generale positivo, rimangono in territorio negativo i flussi di investimenti esteri diretti, principalmente a causa delle continue minacce di sanzioni al paese. La debolezza principale dell’economia russa è rappresentata però dalla bassa crescita, bloccata dalla scarsa competitività e bassa produttività, dalle dinamiche demografiche negative e dal debole impianto istituzionale. Per il prossimo anno il Fondo Monetario Internazionale, nonostante le riforme introdotte dal presidente Putin, prevede una crescita di poco superiore all’1%.

Se dal punto di vista economico la situazione russa è abbastanza positiva, potrebbe non esserlo dal punta di vista della politica estera. Al netto delle sanzioni a cui Mosca è sottoposta, il Presidente Putin ha intrapreso una vera e propria politica di potenza, mirante a rinverdire i fasti della vecchi Unione Sovietica. La Russia ha vinto alcune battaglie nello scenario globale, conquistando importanti posizioni in Siria, creando un triangolo strategico con Turchia e Iran, aumentando l’importanza dall’Unione Eurasiatica, affacciandosi, prima timidamente, poi con sempre più forza, nel continente africano, dove spadroneggiano i cinesi. Il rischio, non tanto remoto, è che la Russia possa eccedere in questo rinnovato impegno estero e trovarsi invischiata in situazioni spiacevoli, da cui diventa difficile uscire. Il tutto in considerazione del fatto che l’economia russa non presenta tassi di crescita da capogiro. La terribile combinazione tra overstretching e oil dependance è sempre dietro l’angolo.

Categorie:Geopolitical Risk, Political Risk

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