Tornate elettorali: Canada, Bolivia, Svizzera

Quello appena trascorso è stato un altro importante fine settimana elettorale, con lo svolgimento di votazioni in Canada, Bolivia e Svizzera. Inutile dire che gran parte delle attenzioni degli analisti erano puntate sulle elezioni canadesi, con il premier uscente Justin Trudeau in cerca di una conferma. I mesi antecedenti la campagna elettorale sono stati preceduti dalla rivelazione di alcune foto ritraenti un giovane Trudeau mascherato “Black Face”, un’immagine considerata razzista dalla comunità afroamericana. C’era la paura che tale polemica potesse oscurare una rielezione quasi sicura del premier uscente. In parte è stato cosi, perché i Liberali di Trudeau hanno ottenuto 156 seggi, perdendone 20 rispetto alla precedente elezione, mentre i loro principali oppositori, i Conservatori, ne hanno guadagnati 26. Nonostante un risultato deludente, anche se ampiamente previsto, i Liberali potranno comunque formare un governo di minoranza, e tentare di governare il paese. Nel futuro, oltre all’opposizione battagliera promessa dai Conservatori di Scheer, Trudeau dovrà affrontare i rapporti sempre più complessi con il vicino statunitense e le rinnovate velleità indipendentisti del Quebec. Nell’altra tornata elettorale riguardante il continente americano, ovvero il voto per le presidenziali boliviane, a vincere è stato l’ex cocaleros Evo Morales, presidente uscente che si appresta a svolgere il suo quarto mandato. Morales avrebbe ottenuto, usiamo il condizionale perché lo spoglio è ancora in corso, il 46.76% dei voti, con un distacco del 10% sul secondo candidato Carlos Mesa, gap che gli permetterebbe di evitare un rischioso secondo turno, dove le opposizioni potrebbero ricompattarsi. Le operazioni di voto sono ancora in corso e l’opposizione ha accusato di brogli Morales, avendo proclamato la vittoria molto tempo prima dell’inizio dello spoglio. Aldilà della conferma o meno del risultato finale, si prospetta un futuro incerto per il paese, dato che Morales ha cercato in passato di riformare la costituzione a proprio favore e un ulteriore tentativo potrebbe scatenare le ire popolari, aggiungendo un altro paese all’elenco dei rivoltosi sudamericani (Cile, Ecuador, Uruguay). Nel vecchio continente meritano una riflessione le elezioni federali svoltesi in Svizzera, paese generalmente al di fuori dei grandi palcoscenici, dove c’è stata una grande affermazione del partito dei Verdi. I Grunen, infatti, ricalcando i risultati dei vicini tedeschi, hanno ottenuto il 13% dei voti, +7 rispetto alle precedenti elezioni, che aggiunti al 7.6% ottenuto dai Verdi Liberali, rappresentano una conferma dell’ondata ambientalista che si sta affermando nelle tornate elettorale delle democrazie più mature. Il primo partito rimane comunque lo Swiss People’s Party (SVP), partito conservatore che ha ottenuto il 25.6% dei voti, qualche punto indietro rispetto alle precedenti votazioni del 2015.

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