I cavi sottomarini e i rischi per la sicurezza globale

Esiste un elemento molto importante dell’attuale struttura globale delle comunicazioni, che è poco considerato, e sono i cavi sottomarini. I cavi sottomarini, nel settore delle telecomunicazioni e dell’ingegneria, rappresentano un cavo speciale costruito per una specifica esigenza, generalmente attinente al trasferimento di informazioni e/o di energia elettrica, e posato sul fondo di una superficie idrica (mare, lago, fiume). Nell’attuale epoca di iper-connessione l’utilizzo dei cavi sottomarini è diventato preponderante, consentendo agli utenti finali di riuscire ad avere una fruizione dati in costante aumento. La più grande illusione della tecnologia digitale è pensare che essa, per funzionare, non abbia bisogno di elementi fisici. In realtà sul fondo dei nostri oceani sono posati una miriade di cavi che garantiscono il funzionamento dell’infrastruttura digitale globale: quest’anno Google ha annunciato il progetto di un nuovo cavo sottomarino, Dunant, che unirà le coste americane a quelle francesi, ad una velocità di 30 terabit al secondo. Per resistere all’usura dell’acqua, i cavi posseggono una doppia protezione di acciaio zincato o in kevlar che li protegge, altresì, dagli eventuali attacchi di squali. Non è stato facile giungere a questa immensa ed articolate rete sottomarina: gli insuccessi sono stati tanti, se si pensa che i primi cavi sottomarini sono stati posati nell’ormai lontano 1851, riuscendo a collegare le due estremità del Canale della Manica, Dover e Calais. Ad oggi questo immenso sistema di collegamenti sottomarini rappresenta uno dei principali obiettivi di un eventuale attacco alla rete trasmissiva globale, e ciò conduce a ripensare le necessità strategiche relative a questa importante infrastruttura. Nel dicembre del 2018, Sir Stuart Peach, capo di stato maggiore della difesa britannica, aveva dichiarato proprio che la Russia avrebbe rappresentato una grave minaccia per la NATO, qualora avesse deciso di attaccare i cavi sottomarini. Il recente episodio riguardante l’incendio scoppiato a bordo del sottomarino russo AS-12 Losharik, nel quale sono morti ben 18 marinai, ha generato clamore, ma soprattutto ha destato parecchi sospetti negli analisti strategici più attenti. Il Losharik, infatti, è un sommergibile privo di armi, che ha come missione principale quello di sabotare infrastrutture subacquee e cavi marini, ambito nel quale i russi sono nettamente in vantaggio rispetto ai concorrenti, essendo dotati di una flotta più corposa e moderna. E qui ritornano le parole del comandante Peach, secondo il quale un attacco a tali infrastrutture sarebbe catastrofico e incalcolabili i danni alle economie interessate. I cavi sono vulnerabili sia agli attacchi fisici, attraverso attentati dinamitardi, sia a quelli digitali, ovvero alla possibile intrusione al loro interno per intercettare i dati che vi transitano.

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