Singapore e la sicurezza alimentare

La piccola città stato di Singapore, cuore finanziario dell’Asia e non solo, deve affrontare sistematicamente, proprio a causa delle sue dimensioni, un problema enorme riguardo la sua sicurezza alimentare. Singapore ha una superficie di 720 km quadrati, di cui solo l’1% è stata dedicata alla produzione di cibo. Ai ritmi attuali di produttività Singapore importa circa il 90% del cibo di cui ha bisogno, una delle più alte percentuali al mondo, e, proprio per questo motivo, ha diversificato le proprie fonti di approvvigionamento, che nel 2017 sono provenute da 170 paesi diversi. La necessità di importare cibo dall’estero ha, ovviamente, numerose implicazioni negative, la principale delle quali è quella di subire fortemente le variazioni di prezzo. Il governo di Singapore ha stabilito l’obiettivo di aumentare l’autosufficienza alimentare al 30%, ora ferma al 10%, da raggiungere entro il 2030. La direzione scelta dal governo è quella di ridurre al minimo gli sprechi e di migliorare la gestione delle fattorie urbane. Per questo motivo la sicurezza alimentare è diventato un problema di sicurezza alimentare, e la sua gestione imperfetta o errata potrebbe aumentare il rischio politico del paese, ora attestato al 27esimo posto del nostro Political Risk Evaluation Index, tra i paesi No Risk.

Categorie:Political Risk

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