Sicurezza alimentare e rischio politico

IL GLOBAL FOOD SECURITY INDEX ED IL RISCHIO POLITICO

The Economist Intelligence Unit (EIU), unità di studi della rivista The Economis, è famosa per la pubblicazione annuale del Democracy Index, indice nel quale vengono analizzati oltre 160 paesi e classificati in base al livello di democraticità. Ma l’EIU provvede alla pubblicazione di un altro report che, a mio dire, è molto interessante e rappresenta un ulteriore elemento di valutazione nelle analisi di rischio politico. Si tratta del Global Food Security Index (GFSI), anch’esso pubblicato annualmente (siamo alla 7° edizione), nel quale vengono analizzate le cause che generano insicurezza alimentare e i sistemi di produzione del cibo: sostanzialmente il report si pone la domanda, quanto è sicuro un paese dal punto di vista alimentare? Il GFSI ha creato uno strumento analitico, a beneficio di imprese, stati, ONG, che definisce la sicurezza alimentare di 113 paesi nel mondo, attraverso la misurazione di accessibilità, disponibilità, qualità e sicurezza del cibo.

Dall’analisi dell’edizione 2018 del GFSI, si possono formulare le seguenti deduzioni:

– nel 2018 si è verificato un leggero miglioramento della sicurezza alimentare globale;

– i paesi a più alto reddito sono quelli maggiormente esposti ai rischi climatici e naturali;

– Singapore ha raggiunto il primo posto della classifica, ma il suo score di sicurezza alimentare è il più suscettibile ai rischi derivanti da eventi climatici ed ambientali;

– gli USA sono scivolati al terzo posto;

– il risultato peggiore è stato quello del Venezuela, il cui score è peggiorato più di chiunque altro;

– la Slovacchia ha sorpassato Paesi Bassi e altri, nella categoria relativa a Risorse naturali e resilienza;

– gli effetti del cambiamento climatico si riverbereranno sia sul settore marino che terrestre;

– i rischi finanziari minacciano l’accessibilità alimentare di molti stati, in particolare quelli a basso reddito;

– la stabilità politica è essenziale per la produzione agricola ed il sostentamento;

– il commercio contribuisce alla sicurezza alimentare, benché le attuali tendenza protezioniste mettano in difficoltà i paesi importatori.

A causa del ridotto numero di paesi valutato, “solo” 113, il GFSI non può essere incluso tra gli indici utilizzati per la redazione del Political Risk Evaluation Index (PREI) che ingloba indici che abbiano analizzato almeno 150 paesi. L’analisi fatta dagli analisti dell’Economist è, però, molto importante, perché gli effetti di cambiamento climatico, la mancanza di cibo, gli shock dei prezzi alimentari, rappresentano fattori che possono incrementare il rischio politico di una nazione. L’accesso alle risorse idriche, solo per fare un esempio, rappresenta una delle cause, forse la meno conosciuta, che contribuiscono a riaccendere periodicamente le ostilità tra israeliani e palestinesi, senza contare che la il motivo principale del conflitto, ovvero le reciproche rivendicazioni territoriali, implicano implicitamente anche la possibilità di coltivare quei terreni, ottenere cibo per la propria popolazione, garantirsi una determinata sicurezza alimentare, evitare rivolte popolari. Nel contesto analizzato dall’indice GFSI il rapporto tra ambito politico e sicurezza alimentare è complementare e biunivoco: un ambiente prospero ed economicamente stabile consente una programmazione degli investimenti agricoli ed alimentari, mentre la mancanza di cibo e di risorse per la produzione possono generare risentimento popolare ed instabilità politica.

Categorie:Political Risk

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