Prospettive di rischio per il 2019 (aprile)

Nel corso dell’ultimo periodo mese si sono verificati diversi eventi importanti, ed il futuro si prospetta ancora più rischioso per aziende ed investitori internazionali. Innanzitutto la Brexit. La UE, evidente l’impossibilità della Gran Bretagna di rispettare qualsiasi scadenza a breve termine, ha deciso di prorogare al 31 ottobre il termine ultimo per i britannici per uscire dall’organizzazione europea. La premier britannica Theresa May ha accettato ben volentieri questa ulteriore proroga, specificando che ha intenzione di ottenere l’accordo per l’uscita prima delle elezioni europee del prossimo 26 maggio. Viene da chiedersi come farà ad ottenere il sostegno del parlamento in un mese, dato che non ci è riuscita in tre anni. Comunque questo accordo permette di tranquillizzare un pò le acque e di dare ulteriore tempo a coloro che non avevano trovato ancora le contromisure giuste per la Brexit. In seno alla UE continuano a fervere i preparativi per le prossime elezioni del 26 maggio, benché non sia chiaro alla maggior parte chi siano i Spitzenkandidat dei vari raggruppamenti, né tanto meno i loro programmi, il lavoro dietro le quinte è incessante. Di sicuro è atteso un exploit dei partiti sovranisti, nazionalisti ed euroscettici, il problema resta capire la portata di questo successo ovvero se sarà tale da sconvolgere le gerarchie costituite o sarà contenuto. Negli Stati Uniti, mentre l’economia e la finanza procedono a gonfie vele, si stanno progressivamente sgonfiando le inchieste a carico del presidente Donald Trump che comincia a fare ulteriori mosse in vista delle elezioni del 2020. Dopo aver puntato la Cina adesso gli sguardi dell’amministrazione statunitense sono diretti all’Unione Europea, con la quale gli USA posseggono un deficit commerciale notevole. Nel caso gli attacchi verbali di Trump si trasformassero in qualcosa di concreto e non si arrivasse ad un accordo, i prodotti europei, ed in particolare quelli dell’agroalimentare italiano, potrebbero subire uno stop importante, andando ad aggiungere un ulteriore problema al già conclamato rallentamento della crescita del continente.

Nel frattempo se ne sono andati due tiranni e due paesi potrebbero iniziare a respirare un pò di aria buona. Bouteflika e Bashir, capi indiscussi di Algeria e Sudan, sono stati spodestati dalle proteste popolari e mandati a casa. Nei due paesi africani dovrebbero aver inizio due difficili transizioni verso la democrazia, e soprattutto l’Algeria rappresenta un caso importante ed interessante per l’Italia. Sempre con riferimento al mondo emergente, sono iniziate le elezioni politiche indiane: sono elezioni lunghe per gli standard occidentali, infatti iniziano l’11 aprile e finiscono a metà maggio, ma i risultati saranno fondamentali per il futuro di un paese che si appresta a diventare la terza economia del mondo. L’attuale premier Narendra Modi dovrebbe avere la meglio sullo sfidante Raul Gandhi e ciò potrebbe essere positivo per l’India che continuerebbe il processo di riforme intrapreso da anni, anche se preoccupa l’eccessivo peso attribuito da Modi in campagna elettorale alle componenti indù.

Nei prossimi giorni altri quattro importanti stati si recheranno al voto, e i risultati di tali consultazioni potranno fornire un indicazione forte sul futuro. Si voterà, infatti, al ballottaggio in Ucraina per la scelta del presidente tra l’uscente Poroshenko e la new entry Zelensky, quest’ultimo in netto vantaggio e di cui si conoscono poco gli intendimenti sul futuro posizionamento del paese. Ci saranno le elezioni più complicate della storia in Indonesia, dove il prossimo 17 aprile si svolgeranno tutte nello stesso giorno le votazioni presidenziali, politiche e locali. si voterà, inoltre, anche in Afghanistan e Nord Macedonia, altri due paesi chiave per gli equilibri globali.

Dal punto di vista economico, oltre alla potenza del dollaro e alla forza dell’economia americana, tutti gli sguardi sono concentrati sulle decisioni che la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea prenderanno rispetto ai tassi di interesse: le previsioni economiche per il futuro non sono buone e diversi analisti cominciano a far balenare l’idea di una nuova e futura crisi.

Alla prossima!

Danilo Giordano

Categorie:Political Risk

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