P-risks weekly report #1

Le elezioni colombiane, dopo il ballottaggio del 17 giugno, hanno finalmente restituito un vincitore: si tratta di Ivan Duque. La vittoria di Duque rassicura gli investitori che temevano le promesse del candidato marxista Gustavo Petro di intraprendere una radicale riforma del modello economico colombiano. Nonostante la Colombia abbia dimostrato maggior stabilità rispetto ai suoi vicini, Duque dovrà affrontare numerose sfide: l’economia è ancora debole, i trafficanti di droga imperversano in alcune aree del paese, migliaia di venezuelani si accalcano alla frontiera per sfuggire alla pesante crisi che attanaglia il loro paese.

Duque, nel corso della sua campagna elettorale, ha promesso di agire per conto di tutto il popolo colombiano e di voler mantenere un clima positivo per gli affari. Ciò che preoccupa di più sono le dichiarazioni riguardanti l’accordo di pace siglato dalla precedente presidenza con le FARC, che Duque ha dichiarato di voler rivedere.

Sul fronte nordamericano preoccupa l’escalation commerciale che l’amministrazione Trump ha intrapreso nei confronti della Cina. Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato, infatti, un programma di dazi nei confronti delle merci cinesi, per un valore totale di  50 miliardi di dollari, andando a colpire principalmente i prodotti hi-tech dell’industria cinese. Lo scopo è quello di ridurre il disavanzo commerciale statunitense nei confronti della Cina, ma non è passato inosservato il fatto che i prodotti colpiti sono tutti compresi nel piano di sviluppo denominato Made in China 2025 prodotto dall’amministrazione di Xi Jinping. La Cina ha risposto prontamente con una misura restrittiva nei confronti di 659 prodotti americani del valore di 50 miliardi di dollari. Non è facile capire come si evolverà la situazione, anche perché il presidente Trump continua a definire Xi Jinping amico degli Stati Uniti, però di certo questa situazione non fa bene ai mercati. Adesso sul tavolo c’è una proposta di dazi americani nei confronti di merci cinesi per 200 miliardi di dollari. Ci si aspetta una risposta cinese di pari valore.

In Europa, invece, Grecia e FYROM (Former Yugoslav Republic Of Macedonia) hanno trovato un accordo per la definizione della questione del nome di ciò che viene comunemente chiamata Macedonia: si chiamerà Macedonia del Nord. La definizione della controversia, che incontra numerose ostilità sia in un paese che nell’altro, potrebbe aprire la porta all’ingresso della Macedonia del Nord sia all’interno della NATO che della UE.

Categorie:Political Risk

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...